PROIEZIONE

NO MAN OF HER OWN

NO MAN OF HER OWN

In questa proiezione

NO MAN OF HER OWN

Cast and Credits

Sog.: dal romanzo I Married a Dead Man (1948) di William Irish (Cornell Woolrich). Scen.: Sally Benson, Catherine Turney. F.: Daniel L. Fapp. M.: Alma Macrorie. Scgf.: Hans Dreier, Henry Bumstead. Mus.: Hugo Friedhofer. Int.: Barbara Stanwyck (Helen Ferguson), John Lund (Bill Harkness), Jane Cowl (Mrs. Harkness), Phyllis Thaxter (Patrice Harkness), Lyle Bettger (Stephen Morley), Henry O’Neill (Mr. Harkness), Richard Denning (Hugh Harkness), Carole Mathews (Blonde). Prod.: Richard Maibaum per Paramount Pictures.

Scheda Film

Tratto da I Married a Dead Man di Cornell Woolrich – scrittore che condivideva con Mitchell Leisen il frequente ricorso agli incontri fortuiti e a improbabili reincontri – il film rappresenta un soggetto insolito per il regista. Sebbene il suo cinema avesse da tempo assimilato alcuni elementi del noir – flashback, rovesciamenti di ruolo e personaggi perseguitati dal passato – Leisen non ne amava il carattere oppressivo e vi si accostò solo nel dopoguerra, quando ormai nutriva poche speranze che il tipo di cinema in cui credeva potesse ancora trovare spazio. No Man of Her Own narra la storia di Helen Ferguson (Barbara Stanwyck), donna incinta non sposata che assume l’identità di un’altra donna, incinta e sposata, morta insieme al marito in un incidente ferroviario. Helen viene accolta dalla famiglia del marito, che non ha mai visto una fotografia della nuora. I suoi passi falsi non destano sospetti, perché la famiglia li attribuisce a una perdita di memoria, finché l’ex fidanzato che l’ha messa incinta e poi abbandonata non rispunta con l’intenzione di ricattarla. Leisen era attratto dalla forza drammatica dell’improbabile come strumento per esplorare questioni concettuali. La sua versione dell’improbabile, tuttavia, è spesso plausibile sul piano psicologico, pertinente su quello filosofico e significativa sul piano drammatico. Qui entra in gioco uno dei temi centrali del suo cinema: l’essere accolti all’interno di una famiglia. Si tratta di un processo di riavvicinamento, ricomposizione e accettazione che passa attraverso la creazione o l’assunzione di legami di parentela, soprattutto nel rapporto tra chi proviene dall’esterno e le norme del gruppo, quali che siano. A ciò si lega anche la concezione di femminilità ideale che questi film mettono costantemente in discussione. Il film suggerisce con discrezione come gli uomini si limitino a essere spettatori autoritari, mentre sono le donne a sostenersi reciprocamente. Davanti a un cadavere disteso in una stanza squallida, sono tre donne ad assumersi la colpa, ciascuna per ragioni tutt’altro che ignobili.

Ehsan Khoshbakht

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