Scheda Film
È il più riuscito dei quattro ‘film di varietà’ di Mitchell Leisen, sfrenate mescolanze di numeri comici, fasti da passerella, scenografie sfarzose e grandi nomi, con artisti provenienti dal mondo della musica, della radio e del cinema. Tenuti insieme da esili trame che si affidano quasi interamente alla forza dello spettacolo, questi film includono spesso audaci intermezzi dell’era pre-Code che sfidano i limiti dell’arte del vestire, o dello svestire. (In questo caso, donne nude camuffate da fiori di cactus). Murder at the Vanities offre più pizzi e sottovesti che vera logica narrativa. Ciascuno dei film di varietà di Leisen propone la propria estrosa variazione. Qui, corpi celestiali sfilano sul palco mentre dietro le quinte si nascondono omicidi e intrighi; il sangue gocciola sulle ‘ragazze più belle del mondo’, facendo del film un improbabile precursore dei gialli degli anni Settanta. Acido, coltelli e mitragliatrici si annidano dietro ogni angolo della sottotrama poliziesca, ma i numeri sono così intrisi di sfrenata opulenza che Victor McLaglen, nei panni del poliziotto sulle tracce dell’assassino, riesce a malapena a concentrarsi sull’indagine. Le scenografie, deliziosamente eclettiche, richiamano le grafiche pubblicitarie degli anni Trenta, come se ogni scena fosse una pagina appena girata mentre si sfoglia distrattamente una rivista. C’è perfino un mare fatto di piume – qualcosa che neppure Fellini, nelle sue più sfrenate fantasticherie a Cinecittà, avrebbe osato immaginare. All’interno del film, la messa in scena teatrale e la regia collaudata di Leisen si intrecciano in un contrappunto visivo. L’inquadratura adotta l’ampiezza del proscenio, mentre i movimenti di macchina animano i tableaux vivants, conferendo loro fluidità e movimento. Il momento più riuscito del film si ha quando Duke Ellington e la sua orchestra danno vita a un delizioso gioco scenico e musicale con un altro ensemble, in un numero tra classico e kitsch che vede Ellington passare con estrema naturalezza dalla musica da camera allo swing più scatenato. Musica e comicità scanzonata sono così strettamente intrecciate che perfino Leisen si concede un cameo come direttore d’orchestra.
Ehsan Khoshbakht