Scheda Film
Gustav Aschenbach è un musicista ormai anziano, al quale Dirk Bogarde conferisce in modo mirabile un carattere borghese, timido, compassato, imbronciato, talvolta sprezzante, collerico – ciò che Lukács chiama ‘il contegno’ – ma anche goffo e persino un po’ sciocco quando il demone della passione lo sorprende bruscamente a Venezia. È un creatore idealista, incline al misticismo, figlio di quel tardo Ottocento – tra simbolismo e decadentismo europeo – che ne ha generati molti. Assetato d’assoluto, di idee pure e trascendenti, di valori con la maiuscola, egli ritiene che l’arte non abbia nulla a che fare con i sensi, con la volgarità del corpo, con la quotidianità dell’esistenza, e tutto con il sublime e le raffinatezze dell’anima. […] Dopo l’incontro con Tadzio (che si sforza di provocarlo ‘innocentemente’), la sessualità gli si impone in tutta la sua crudezza, sconvolgendo l’intero equilibrio della sua personalità. […] L’immagine che il film offre di Venezia è quanto meno singolare. […] Non c’è dubbio che rimandi, come in uno specchio, ad Aschenbach stesso, alla sua immagine disfatta, devastata, tormentata (e lo specchio del parrucchiere lo conferma). Venezia, realtà culturale, ‘la grande cortigiana’, con i suoi canali in putrefazione e il suo passato bizantino, appare già come l’Oriente: sporco, lacero, maleodorante, astuto e viscido. Aschenbach vi riconosce il proprio male, le proprie nausee, la propria rivolta impotente, il richiamo della morte. […] Luchino Visconti non ha mai perseguito un’arte né una filosofia idealista. Tutt’altro: marxista, è il padre fondatore del neorealismo. Eppure, in definitiva, si ritrova di fronte a una conclusione vicina a quella di Aschenbach: la bellezza è inappagabile e impossedibile. Dietro di essa, Aschenbach intravede Dio o gli dèi; Visconti può soltanto riconoscere la lacerante limitazione dell’uomo, per il quale il bene supremo è destinato a restare idea (non platonica), doloroso miraggio, utopia. […] A che serve allora il realismo, che osserva, tocca e mima il mondo reale? Proprio a questo: a sfiorare anche ciò che, nel reale, non può essere toccato.
Barthélemy Amengual, Déchirante beauté : Mort à Venise, Positif, n. 295, settembre 1985