Scheda Film
Dean Martin interpreta uno sfortunato scommettitore di corse di cavalli che, per saldare un debito con i gangster, si allea con il maldestro cugino, un assistente veterinario interpretato da Jerry Lewis; i due finiscono presto coinvolti in una serie di situazioni farsesche, in cui le principali trovate comiche attingono a stereotipi nazionali ed etnici come l’inglese alticcio e lo sceicco accompagnato dal suo variopinto harem. Si tratta di un film profondamente radicato negli anni Cinquanta per la sua adesione al concetto ingannevole del trionfo dell’innocenza (americana) nella commedia, nonché per la sistematica rimozione delle complessità di genere, classe e relazioni internazionali. Queste ultime sono incarnate nel rapporto problematico con i vecchi ‘cugini’ dell’America (i britannici) e i nuovi partner (le nazioni arabe ricche di petrolio). Jerry Lewis, nei panni di Virgil (il nome più vicino a “virgin” che lo sceneggiatore Hal Kanter riuscì a trovare), e innocente non solo nel rapporto con le donne, ma più in generale rispetto all’America degli anni Cinquanta. Contribuisce inconsapevolmente all’equilibrio immaginario tra la sua presunta innocenza e l’astuta disinvoltura di Dean Martin, nel percorso verso una forma di benessere condiviso. Colpisce, tuttavia, come la successiva attività registica dello stesso Lewis finisca per infrangere proprio quel modello, rigettando l’idea di assimilazione e conformismo e traendo comicità da una radicale incompatibilità. La regia e di George Marshall, figura significativa per Lewis: aveva diretto il primo film di Lewis, La mia amica Irma (1949), e Lewis interpreto l’ultimo film di Marshall, Jerryssimo! (1969), a cui si aggiungono altre tre collaborazioni nell’arco dei vent’anni. Sebbene Marshall avesse ormai superato la sua stagione più felice e le sue commedie migliori – tra cui alcuni film di Stanlio e Ollio – risalissero agli anni Trenta, Lewis, in una conversazione con Chris Fujiwara, gli riservava ancora parole benevole, definendolo “molto inventivo” e dotato di un naturale senso dell’umorismo. Distribuito anche in 3D in un periodo particolarmente favorevole a questo formato spettacolare, il film e oggi nuovamente visibile in versione stereoscopica grazie a un recente restauro.
Ehsan Khoshbakht