Scheda Film
L’americana Eve si ritrova povera in canna a Parigi, cerca un modo per tornare a casa e diventa invece ricca e famosa, ma con i tassisti della città alle calcagna e un gruppo di ricchi eccentrici da ingannare incessantemente. Era la prima volta che Mitchell Leisen lavorava con la coppia di sceneggiatori formata da Billy Wilder e Charles Brackett, allora agli esordi. Leisen non ebbe un rapporto facile con Wilder, e forse a ragione scelse di ammorbidire la spietatezza con cui Wilder trattava i suoi personaggi. Anche per questo Midnight risulta di gran lunga superiore a L’ottava moglie di Barbablù, che Brackett e Wilder avevano scritto l’anno precedente per Ernst Lubitsch. Claudette Colbert aveva già lavorato con Leisen negli anni Trenta in La principessa Nadia (1933) – di cui Leisen fu co-regista non accreditato – e ancor prima in Il segno della croce (1932) di Cecil B. DeMille, quando Leisen, allora scenografo e costumista, le tagliò la veste e la immerse in una vasca piena di latte. Adesso l’attrice aveva il regista tutto per sé, e in Midnight non c’era posto per quella volgarità trash. Colbert orchestra una brillante farsa tutta costruita su di lei, tanto che si vorrebbe non finisse mai. Le fa da contrappunto John Barrymore nei panni di un ricco gentiluomo che intuisce fin dall’inizio il suo gioco ma decide di tacere, sfruttando la presenza vivace di Colbert per suscitare la gelosia della moglie infedele. La folgorante eleganza del film deve molto al direttore della fotografia Charles Lang, che fa scintillare di luminosa effervescenza la Parigi ricostruita in studio. Nel film ogni superficie brilla: automobili, tavoli, abiti, borsette. La scenografia è al tempo stesso audace e memorabile, soprattutto nella scena in cui Colbert visita una casa di moda ispirata a Giorgio de Chirico, con la sua geometria austera e le superfici arcaiche scolpite nel bianco del marmo. Midnight ha molte carte vincenti – la sceneggiatura, le interpretazioni, la fotografia – ma è il modo in cui Leisen armonizza con disinvoltura le diverse tonalità e modula abilmente la progressione emotiva a fare del film uno dei suoi lavori più riusciti. Leisen capisce la logica di certe smanie mondane e suggerisce che, se ogni Cenerentola ha la sua mezzanotte, ogni mezzanotte è anche l’inizio di un nuovo giorno.
Ehsan Khoshbakht