Scheda Film
Nel 1969 Giuseppe Patroni Griffi ricava Metti, una sera a cena dalla sua commedia, rappresentata con grande successo a teatro nel 1967. […] Con indubbia abilità, prende il topos per eccellenza del teatro borghese, il triangolo, lo complica con innesti di sessualità non contemplate dalla tradizione, e lo dedrammatizza. […] E costruisce una serie di personaggi emblematici della contemporaneità la cui maggiore preoccupazione (anche se ostentano consumi culturali e professioni intellettuali) è il sesso. […] Forte della musica ipnotica di Ennio Morricone, Patroni Griffi dilata i tempi, si perde nella contemplazione dell’epidermide di Florinda Bolkan e tiene viva una tensione scopica che rimane in gran parte inappagata. […] L’amore a tre non è trasgressione tremebonda, ma la constatazione di una libera circolazione di corpi e desideri all’interno di persone che appartengono allo stesso gruppo. In questo senso aveva visto bene Moravia, per cui l’interesse maggiore del film era la constatazione che “il nucleo sociale veramente importante, oggi, non è più la famiglia ma il clan”. E nel clan cade la struttura patriarcale, si affievoliscono le gerarchie di gender, i ruoli si confondono. Tra uomini e donne non vi sono più differenze. […] È Nina il personaggio davvero nuovo, che colpisce l’immaginario e che fonda l’enorme successo di un film tutt’altro che ‘popolare’, costruito com’è su flashback, intrecci di immaginazione e realtà e didascalici pirandellismi. […] La Bolkan – “volto di sibilla e movenze flessuose”, scrive Moravia – ha tratti quasi duri e un fisico androgino, che può esibire con maggiore noncuranza e naturalezza, come se il seno poco rilevato produca meno turbamento. L’effetto, probabilmente, è opposto: la scarsa aderenza ai canoni di una femminilità tradizionale diventa sintomo di una femminilità nuova, più eccitante, sconosciuta e meno irregimentabile. […] Ma la forza e la novità del film sta anche nel mettere in scena l’eros rifiutando la scappatoia della tragedia, evitando di mettere a morte qualche personaggio, ignorando la redenzione e la scorciatoia del pathos. E questo è ancora oggi una rarità.
Alberto Pezzotta, La commedia borghese della rivoluzione sessuale, “Cinergie. Il Cinema e le altre Arti”, n. 5, 2014