Scheda Film
Dopo La caduta degli dei e Morte a Venezia, la trilogia tedesca di Luchino Visconti si concluse con Ludwig. Qui Visconti trovò nuovi e personali modi per esprimere una visione amorevole e tuttavia critica della Germania come terra promessa della profondità di spirito e della sensibilità artistica. Al centro c’è ancora una volta un individuo precariamente ancorato alla realtà. Ludwig è sia un’anima artistica – un mecenate e uno spirito affine dal quale l’anziano Richard Wagner riceve sostegno per la propria visione – sia un sovrano. È una critica incarnata di ciò che seguirà alla sua “impraticabile” amministrazione. Il critico cinematografico Sakari Toiviainen lo dice bene: “Ludwig spreca giovinezza, potere e ragione inseguendo con zelo autodistruttivo un piacere e una bellezza che non è mai in grado di raggiungere perché sono solo illusioni. Cerca l’illusione dell’amore con la cugina Elisabetta (proprio la Sissi già interpretata da Romy Schneider in un celebre ciclo di film negli anni Cinquanta) e con gli innumerevoli giovani in compagnia dei quali realizza le sue preferenze omosessuali; l’illusione della creazione con Wagner; l’illusione del potere; l’illusione dei suoi castelli fiabeschi”. Quasi sempre i film di Visconti si concentrano su periodi di tempo compatti; solo Rocco e La caduta degli dei abbracciano alcuni anni. Ludwig è il miraggio di una vita intera. Inizia con la promessa illimitata del giovane sovrano. Lo sprone nel passato recente è l’idillio fittizio prodotto dalla vittoria della controrivoluzione e della reazione nel 1848 – cioè il periodo che conclude Lola Montès. Alla fine Ludwig è un banale zotico intento a tracannare birra, un effeminato sdentato tra giovanotti in Lederhosen che giocano a moscacieca. Alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento l’unificazione tedesca era compiuta. La partecipazione di Ludwig a quell’evento epocale è quasi parodica; con un rapido gesto firma la lettera di Bismarck che lo riduce a una marionetta. Ludwig è una serie di cerimonie nelle quali assistiamo al modo in cui uno stile di vita si trasforma in teatro. Esseri corporei si trasformano in modelli di comportamento. Gloriosi milieux, dei quali la grotta sottomarina di Ludwig è l’apice, scivolano nel passato, e sullo sfondo dei cambi di scenario suona quietamente la musica di Wagner. Dopo aver raccontato la transizione dal capitalismo al fascismo e la grande crisi europea che l’ha preceduta, Visconti scende in un ‘crepuscolo degli Dei’. Questo è cinema totale, originalissimo e allo stesso tempo nobile e ispirato proseguimento di una grande tradizione.
Peter von Bagh, Taikayö [Una notte di magia], Love Kirjat, Helsinki 1981