Scheda Film
Il romanzo di D’Annunzio era basato su un fatto preciso, che aveva sempre attirato Visconti: l’uccisione di un bimbo. La coppia formata dal conte Tullio Hermil e dalla moglie Giuliana rispecchiava “la disgregazione non soltanto di una famiglia, ma anche di una certa società e di una certa Italia” perché appartengono, dichiara Visconti, “alla grossa borghesia italiana, responsabile dell’avvento del fascismo”. […] L’innocente è l’ultima maschera, l’ultimo rito prima della scomparsa, una discesa verso la morte e verso le origini, l’ultima tragedia familiare, dove un padre e una madre trovano una fuggevole complicità nel desiderio di far sparire il bastardo, l’intruso; è l’ultimo interrogativo su un destino dove s’impone più che mai il regno delle donne, delle Parche che presiedono alla nascita, all’eros e alla morte. Ancora una volta, il ritorno al passato non è rifugio, non è consolazione, non è compiacimento elegiaco: Visconti li ha visti e conosciuti, l’epoca e i salotti in cui, prima dei pasticcini, bisognava subire “in penitenza un Mozart, due Schubert e quattro Liszt”, uno sguardo abbassato esprimeva il tumulto dei cuori meglio delle parole, e i personaggi, nel loro bozzolo di lacca e di velluto, somigliavano a farfalle notturne. La coppia unita dalla tortura reciproca della gelosia e drammaticamente dilaniata è quella dei suoi genitori. E il ritratto di Giuliana Hermil, uno dei più bei ritratti cinematografici di donna e di madre, è l’ultimo canto d’amore alla madre, donna Carla. […] Nel suo ultimo specchio, Visconti contempla la morte al lavoro: la sagoma dei cavalli del funerale, le dimore chiuse, presto messe in vendita, invase dal biancore mortuario delle fodere sui mobili, la morte del bambino, la fine teatrale e grottesca di Tullio Hermil: tutto nel film porta il segno della morte. Il regista ne è consapevole: L’innocente sarà la sua partecipazione di morte. […] Durante i titoli di testa, la mano che sul velluto granata sfoglia lentamente le pagine di una vecchia edizione del romanzo dannunziano e ogni volta indugia come ad accarezzarle, è quella del regista.
Laurence Schifano, I fuochi della passione. La vita di Luchino Visconti, Longanesi, Milano 1987