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L’INNOCENTE

L’INNOCENTE

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L’INNOCENTE

Cast and Credits

Sog.: dal romanzo omonimo (1892) di Gabriele D’Annunzio. Scen.: Suso Cecchi d’Amico, Enrico Medioli, Luchino Visconti. F.: Pasqualino De Santis. M.: Ruggero Mastroianni. Scgf.: Mario Garbuglia. Mus.: Franco Mannino. Int.: Giancarlo Giannini (Tullio Hermil), Laura Antonelli (Giuliana Hermil), Rina Morelli (madre di Tullio), Massimo Girotti (conte Stefano Egano), Didier Haudepin (Federico Hermil), Marie Dubois (la principessa), Roberta Paladini (miss Elviretta), Claude Mann (il principe), Marc Porel (Filippo d’Arborio), Jennifer O’Neill (Teresa Raffo). Prod.: Giovanni Bertolucci per Rizzoli Film S.p.A. DCP. D.: 130’. Col.

Scheda Film

Il romanzo di D’Annunzio era basato su un fatto preciso, che aveva sempre attirato Visconti: l’uccisione di un bimbo. La coppia formata dal conte Tullio Hermil e dalla moglie Giuliana rispecchiava “la disgregazione non soltanto di una famiglia, ma anche di una certa società e di una certa Italia” perché appartengono, dichiara Visconti, “alla grossa borghesia italiana, responsabile dell’avvento del fascismo”. […] L’innocente è l’ultima maschera, l’ultimo rito prima della scomparsa, una discesa verso la morte e verso le origini, l’ultima tragedia familiare, dove un padre e una madre trovano una fuggevole complicità nel desiderio di far sparire il bastardo, l’intruso; è l’ultimo interrogativo su un destino dove s’impone più che mai il regno delle donne, delle Parche che presiedono alla nascita, all’eros e alla morte. Ancora una volta, il ritorno al passato non è rifugio, non è consolazione, non è compiacimento elegiaco: Visconti li ha visti e conosciuti, l’epoca e i salotti in cui, prima dei pasticcini, bisognava subire “in penitenza un Mozart, due Schubert e quattro Liszt”, uno sguardo abbassato esprimeva il tumulto dei cuori meglio delle parole, e i personaggi, nel loro bozzolo di lacca e di velluto, somigliavano a farfalle notturne. La coppia unita dalla tortura reciproca della gelosia e drammaticamente dilaniata è quella dei suoi genitori. E il ritratto di Giuliana Hermil, uno dei più bei ritratti cinematografici di donna e di madre, è l’ultimo canto d’amore alla madre, donna Carla. […] Nel suo ultimo specchio, Visconti contempla la morte al lavoro: la sagoma dei cavalli del funerale, le dimore chiuse, presto messe in vendita, invase dal biancore mortuario delle fodere sui mobili, la morte del bambino, la fine teatrale e grottesca di Tullio Hermil: tutto nel film porta il segno della morte. Il regista ne è consapevole: L’innocente sarà la sua partecipazione di morte. […] Durante i titoli di testa, la mano che sul velluto granata sfoglia lentamente le pagine di una vecchia edizione del romanzo dannunziano e ogni volta indugia come ad accarezzarle, è quella del regista.

Laurence Schifano, I fuochi della passione. La vita di Luchino Visconti, Longanesi, Milano 1987

Copia proveniente da
Per concessione di

Crediti di restauro

Restaurato in 4K nel 2026 da Cineteca di Bologna in collaborazione con MFE–MEDIAFOREUROPE N.V. – RTI e StudioCanal presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata, a partire dai negativi immagine e suono originali 35mm messi a disposizione da MFE– MEDIAFOREUROPE N.V. – RTI

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