Scheda Film
Una commedia? Un western? Un musical? O magari un omaggio al cinema muto? Se Limonádový Joe rappresenta la migliore trasposizione cinematografica possibile del ciclo di racconti degli anni Trenta di Jiří Brdečka – già adattato per il teatro e poi trasformato in un film d’animazione, nel
1949, da Jiří Trnka – è perché fonde abilmente generi e stili, traducendo in forma cinematografica lo spirito parodico del testo originale. Sono presenti tutti gli archetipi del western, ma in forma esasperata: infinite risse da saloon che coinvolgono ogni personaggio al ritmo di un pianoforte meccanico; un bel cowboy solitario che si aggira per una città, meglio se deserta, al tramonto; bulli ottusi e dediti all’alcol, sempre pronti a menare le mani agli ordini di un vero cattivo; una pupa da saloon; una giovane dolce e forse non così ingenua; e una guerra tra bande. Il vero nodo del conflitto, tuttavia, è se gli abitanti della città finiranno per bere la Kolaloka analcolica promossa dal ‘buono’ oppure il whisky difeso dal cattivo, e, in ultima analisi, chi vincerà la guerra commerciale e naturalmente il cuore della dolce ragazza. Ma Limonádový Joe non può essere ridotto a una parodia convenzionale fondata sull’esagerazione dei cliché del western. Al di là dell’umorismo deliziosamente assurdo dei dialoghi, dei testi delle canzoni che parodiano l’inglese con accento ceco, dei trucchi o dei numerosi dettagli disseminati nelle scenografie, la giocosa evocazione dell’estetica del cinema muto – con movimenti accelerati, gag slapstick ed effetti monocromi che simulano un restauro con il metodo Desmet, ma tre decenni prima – contribuisce a rendere il film una parodia straordinariamente creativa. Oggi è diventato un vero e proprio cult. Commedia tra le più popolari del cinema cecoslovacco, Limonádový Joe non sarebbe stato lo stesso, o altrettanto inventivo, se non fosse stato realizzato a metà degli anni Sessanta. In quel periodo la cosiddetta Nová vlna, la nouvelle vague cecoslovacca, beneficiava della liberalizzazione del regime socialista e del parziale allentamento della censura, ma ne traevano vantaggio anche i film popolari che sperimentavano con le convenzioni di genere e con un’ampia gamma di forme visive. Oldřich Lipský è uno dei più celebri registi di commedie ceche innovative. In Happy End (1967) e Adéla ještě nevečeřela (Nick Carter quel pazzo di detective americano, 1978) ha continuato a giocare con i generi, l’animazione, i trucchi, la narrazione e le invenzioni decorative.
Jeanne Pommeau