Scheda Film
Intrecciando memoria, mito e materiali d’archivio, Layla wa zi’ab segna uno dei punti d’intersezione più significativi tra il cinema militante e anticoloniale dei pionieri del Tercer Cine e la storiografia femminista. Rimosso e dimenticato, il ruolo delle donne arabe nella storia politica del Medio Oriente, è qui illuminato per la prima volta e posto al centro del discorso. Il progetto è tanto più ambizioso in quanto Heiny Srour non si limita a esaminare una precisa epoca storica ma fotografa sessant’anni di conflitti. Utilizzando l’espediente narrativo della struttura ‘a mosaico’ tipica del racconto orientale, Leila viaggia nel tempo: dalla Palestina del Mandato Britannico fino all’invasione israeliana del Libano nel 1982, attraversando le insurrezioni degli anni Venti, la rivoluzione del 1936-1939 – durante la quale le donne organizzarono un matrimonio per trasportare armi – e il massacro del villaggio palestinese di Deir-Yassin…
“Ho scritto la sceneggiatura in tre settimane, in una sorta di trance… Tahar Cheriaa mi chiamò sgridandomi: ‘Sono dieci anni che non fai un film! C’è un concorso bandito dall’Agenzia per la Cooperazione Culturale e Tecnica (ACCT) e non hai mandato nulla!’. Tahar Cheriaa aveva avuto un ruolo centrale nella realizzazione di L’ora della liberazione è arrivata, e adorava il mio film. Volevo assolutamente inviargli una storia degna di lui, padre di tutti noi giovani cineasti arabi e africani dell’era Tricontinentale. Rileggendola, ho pensato che mi avrebbero preso per pazza, anche perché di solito erano i film neorealisti a vincere. Il mio era invece un film di rottura nel contenuto e nella forma.”
Riconosciuto dalla critica per l’originalità e il talento della sua regista, Layla wa zi’ab fu distribuito ovunque nel mondo ma censurato nella maggior parte dei paesi arabi. Grazie a questo restauro riscopriamo un’opera di grande complessità, che anche nei momenti più imperfetti, non si esaurisce nel suo, pur fondamentale, appello femminista.
Cecilia Cenciarelli