Scheda Film
Léonce Perret seppe impiegare una sintassi raffinata. Mentre Feuillade si limitava a un vocabolario molto semplice e classico, Perret usò con grande abilità tutte le risorse del montaggio, la varietà delle inquadrature, in controluce, nonché la splendida fotografia del suo operatore Specht. […] Su un soggetto banale, che riprende Le due orfanelle, il dramma di Adolphe d’Ennery ed Eugène Cormon, e mescolandovi alcuni episodi di stampo sciovinista, Léonce Perret sa costruire un racconto agile e vivace, impiegando un linguaggio cinematografico estremamente raffinato: controluce, primi piani, inquadrature dal basso, movimenti di macchina e mille altre innovazioni sono da lui utilizzati con un’inventiva che contrasta con il classicismo essenziale di Feuillade e con un certo primitivismo allora latente in Griffith. Per la ricchezza della forma – ma non per l’arte – Perret supera il Griffith di Nascita di una nazione e dimostra che all’epoca la tecnica francese si collocava ancora al di sopra di quella americana, salvo che nel montaggio.
Georges Sadoul, Histoire générale du cinéma. Tome III: Le cinéma devient un art (1909-1920). Premier volume: L’avant-guerre, Éditions Denoël, Parigi 1951
Sadoul diceva un gran bene di Perret, arrivando ad affermare che superava il Griffith di Nascita di una nazione. Un entusiasmo probabilmente eccessivo. Ciò nonostante, è con piacere che oggi si riscopre questo regista poco conosciuto. L’Enfant de Paris è sostenuto da una sceneggiatura molto densa e romanzesca, che offre una serie di episodi tanto rocamboleschi quanto drammatici. Marie-Laure è una bambina la cui madre muore alla notizia della scomparsa del marito. Ben presto la piccola viene rapita da un cinico malvivente che spera di trarre profitto dalla sua preda. Indagini della polizia, inseguimenti, fughe, nascondigli… Il cinema di Perret possiede un incontestabile senso del ritmo. Opera raffinata, con grande cura per la luce e la costruzione dell’inquadratura, L’Enfant de Paris non manca talvolta di richiamare o forse anticipare il realismo fantastico di Franju (filiazione che mi sembra più pertinente rispetto al realismo poetico proposto da alcuni).
Jacques Morice, “Cahiers du cinéma”, n. 463, gennaio 1993