Scheda Film
Ispirato all’omonimo romanzo di Alphonse Daudet, il film di Albert Capellani – nel quale il regista fa una breve apparizione – semplifica la narrazione conferendole una valenza morale. Realizzato dopo Les Misérables, Le Nabab si inserisce piuttosto nella serie delle Scènes de la vie moderne di Zecca e Leprince. Jansoulet, interpretato da Léon Bernard della Comédie-Française, diventa il garante dell’ordine familiare. Si tratta certo dell’adattamento di un classico, ma attraversato da una morale netta e da un evidente manicheismo: il figlio buono e quello cattivo, la città e la campagna. Grazie a un eccellente lavoro di sopralluogo, il film moltiplica le ambientazioni in esterni. Denis Dupont ha identificato almeno dieci luoghi, tra cui il porto di Le Havre e la cava di Romainville. Le riprese in esterni non sono una novità, ma qui i luoghi partecipano alla costruzione del racconto, al pari dei personaggi appartenenti a diverse classi sociali, mestieri e nazionalità, come mostra, per esempio, la sfilata dei minatori. Non ci sono movimenti di macchina ma un’angolazione di ripresa – talvolta due – capace di conferire profondità allo spazio affinché la scena possa dispiegarsi in tutta la sua ampiezza. Al Moulin Rouge, per esempio, diverse azioni drammatiche coesistono nella stessa inquadratura e noi comprendiamo la situazione senza dover seguire il protagonista. L’abbondanza di dettagli si manifesta negli ornamenti, negli accessori, ma anche nell’attenzione al quotidiano, dal chiosco dei pescatori al ponte di una nave. A Bologna nel 2006 Pierre Rissient sottolineava il legame tra Capellani e Raoul Walsh e il loro utilizzo delle focali corte. Non si tratta tanto di mostrare ricche scenografie quanto di fare in modo che gli attori le abitino. Le scene, che hanno tutto il tempo di svilupparsi, trovano così il loro respiro narrativo.
Stéphanie Salmon