Scheda Film
Realizzato da Joe Francys (o Francis) e prodotto da Alex Nalpas (fratello del produttore Louis Nalpas, fondatore degli Studios de la Victorine) per la società Star Films nel 1927, La Revue des revues è un film concepito per promuovere gli spettacoli delle Folies Bergère a Parigi. Nello stesso anno, la medesima équipe realizza La Folie du jour, opera animata dal medesimo intento promozionale (con il celebre numero di ‘Fatou’ e la sua cintura di banane). La sceneggiatura di Clément Vautel funge da pretesto narrativo allo spettacolo: l’ascesa di una ragazzina che sogna di entrare in una rivista parigina. Il film ci conduce dietro le quinte delle Folies Bergère, del Moulin Rouge e del Palace, per poi immergerci nello spettacolo ideato da Henri Varna, il più importante impresario del teatro di rivista parigino, allora proprietario del Palace e del Bataclan e futuro coautore della celebre canzone J’ai deux amours. “Scintillante, elegante, comico e lussuoso”, come lo descrive la stampa dell’epoca, il film restituisce l’atmosfera febbrile della notte parigina degli anni Venti, illuminata dai neon dei teatri dei boulevard, dove la modernità elettrica e danzante degli anni folli trova un palcoscenico privilegiato. In questa modernità, Joséphine Baker, divenuta vedette alle Folies, si impone come regina del music-hall con ritmi e gesti d’oltreoceano, tra tip tap, fox-trot e charleston, nonché con un’estensione dello spettacolo allestito a Broadway nel 1924 al Plantation Club. Attorno a lei, la successione di quadri scenici (Francys e Nalpas ricorrono alle colorazioni per compensare i limiti della pellicola in bianco e nero e restituire la ricchezza dello spettacolo), insieme a costumi e scenografie sontuosi, ventagli giganteschi, dorature scintillanti e piume sgargianti, crea un’esperienza al contempo lussuosa e spettacolare, destinata a stupire un pubblico assetato di evasione. Joséphine Baker è così affiancata da Lila Nikolska, Komarova, Skinine e Gretchikine, accompagnate da danze spagnole e albanesi. Seguendo la tendenza della scena parigina affermatasi dopo l’irruzione dei Ballets Russes di Sergej Djagilev nel 1909, la modernità è qui strettamente legata all’esotismo, inteso come fonte di forme nuove e rigogliose. Un impulso incarnato dall’artista americana, che si afferma come la più rivoluzionaria tra le interpreti parigine, tanto nel film quanto negli spettacoli dell’epoca.
Marién Gómez Rodríguez