Scheda Film
La caduta degli dei ha, come tutti i film di Visconti, complesse matrici letterarie: Shakespeare, Dostoevskij, il Sartre dei Sequestrati di Altona… Ma su tutti dominano gli elementi specificamente tedeschi, e l’ispirazione dei Buddenbrook […]. È anzitutto una fiaba sul nazismo; altrettanto bene potremmo considerarla, come Macbeth, “una leggenda, una storia immaginata in un’epoca oscura e lontana”. È una fiaba marxista che permette a Visconti di recitare di nuovo il credo anticapitalista: “A me sembra che, di tutte le interpretazioni del fascismo, la più giusta… sia quella di considerare il nazismo come l’ultima fase del capitalismo nel mondo, come l’ultimo risultato della lotta di classe arrivata alla sua estrema conseguenza, alla sua estrema soluzione, che è quella di una mostruosità come il nazismo o il fascismo e che naturalmente non può preludere altro che a un’evoluzione in senso socialistico”. Ma attraverso uno stile violentemente espressionista e tormentato, debitore dei fantasmi personali più che dell’obiettività storica o del raziocinare ideologico, nell’opera si scoprono le ossessioni predominanti di Visconti. Sullo schermo, attraverso gli spasimi dei personaggi, la citazione e gli incanti morbosi di uno stile sino ad allora scartato, l’uso delle parodie grottesche e strazianti – la volgare esibizione di Martin o la funerea mascherata del matrimonio – vengono proiettate, ingigantite a dismisura, le fissazioni dell’autore davanti al proliferare angoscioso dei segni di corruzione, di ‘putrefazione’, di morte; una sinfonia mostruosa, un incubo dove Visconti aveva “voluto segnare i confini oltre i quali Sodoma e Gomorra vengono seppellite sotto la cenere” e dove ha accumulato sino alla nausea la violenza, i delitti impuniti, tutta la gamma delle perversioni sessuali. Il film è sbocciato tanto alla luce di Marx, quanto all’ombra di Dostoevskij e di Freud. In esso, che è lo specchio rovesciato del Gattopardo, la famiglia si disgrega, i giovani eliminano gli anziani, “la morale privata è morta. Siamo in una società di eletti cui tutto è permesso”.
Laurence Schifano, I fuochi della passione. La vita di Luchino Visconti, Longanesi, Milano 1987