PROIEZIONE

Komiya Collection – Sogni e racconti

Komiya Collection – Sogni e racconti

In questa proiezione

N. 5563 [FILM DELLA F.A.I. CON LOCATION SUGGESTIVE: UN LAGHETTO, UNA STAZIONE FERROVIARIA E UNA STANZA EGIZIANA

Cast and Credits

Int.: Paola Monti. Prod.: Film d’Arte Italiana. 35mm. L.: 179 m. 17 f/s. Col. (da un nitrato colorato a pochoir).

Scheda Film

Cent’anni fa, von Hofmannsthal paragonò i film ai sogni, e da allora le teorie del cinema sono state ossessionate dal rapporto tra attività onirica e visione cinematografica. Quando poi i sogni entrano direttamente negli intrecci dei film, lo stato ‘para-onirico’ dello spettatore diventa ancora più intenso. Inoltre i sogni sono spesso lacunosi, pieni di salti logici e di azioni incomprensibili compiute da ignoti sulla base di inesplicabili emozioni, esattamente come i frammenti che presentiamo in questo programma.
Il ricorso a una cornice narrativa per una visione onirica o per la visualizzazione d’un racconto orale, molto frequente nel cinema europeo dei primi anni Dieci, è presente anche nel fantasioso Dream of a Shepherd, produzione Ambrosio non identificata (ma che sembra portare le tracce dello sceneggiatore Arrigo Frusta). Ne troviamo un’eco nel frammento Messter n. 5647, dove il sogno anticipa un destino fatale e aiuta a sventarlo. La cornice può anche ospitare un flashback, come in La fuga dei diamanti. In modo ancor più spettacolare, visualizzazioni delle storie narrate possono comparire in forma di inserti, piccoli schermi che si aprono nell’inquadratura, come in uno dei film più meravigliosamente onirici della collezione Komiya, il frammento n. 5563. Con la sua bella colorazione a pochoir e il suo poco affidabile montaggio, questo film F.A.I. ci guida lungo inquietanti paesaggi, fino a una stanza egiziana dal sontuoso décor, dove un uomo evoca la visione d’una povera donna folle per impedire a un altro uomo di sedurre un’altra donna… Immagini che ci pongono una domanda: dove siamo noi, parlando di estetica, nel 2021? Molto lontani, certamente.
Nel film di Genina Il castello del diavolo, una favola medievale su un patto faustiano e l’eterna battaglia contro l’ingiustizia viene evocata entro una cornice narrativa contemporanea. Non c’è arte che eguagli il cinema nell’effet du réel laddove si evochino tempi passati, e il cinema muto italiano ha saputo usare questa potenzialità ai suoi più alti livelli. Napo Torriano, girato nel 1910 in veri castelli lombardi, usando autentici oggetti di scena forniti da veri aristocratici milanesi, che pure appaiono nel film, è un film stupefacente ancora oggi, nel 2021.

Karl Wratschko

Copia proveniente da

Crediti di restauro

N. 5563

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