PROIEZIONE

JUKTI TAKKO AAR GAPPO

JUKTI TAKKO AAR GAPPO

In questa proiezione

JUKTI TAKKO AAR GAPPO

Cast and Credits

Scen.: Ritwik Ghatak. F.: Baby Islam. M.: Amalesh Sikdar. Scgf.: Rabi Chatterjee. Mus.: Ustad Bahadur Khan. Int.: Ritwik Ghatak (Nilkantha Bagchi), Tripti Mitra (Durga), Sugata Burman (Nachiketa), Shaoli Mitra (Bangabala), Bijon Bhattacharya (Jagannath), Utpal Dutt (Satyajit Basu), Gyanesh Mukherjee (Panchanan Ustad), Ritaban Ghatak (Satya). Prod.: Rit Chitra, Surama Ghatak. DCP. D.: 120’. Bn.

Scheda Film

Ambientato nel 1971, il film si apre con le immagini di un vecchio in una baracca desolata e di tre danzatori mascherati che si muovono in uno spazio desertico. Senza una chiara causalità narrativa, la figura ricorre tre volte. È l’incarnazione di un Saggio junghiano, una sapienza trascendentale resa qui immobile e impotente, a simboleggiare lo spirito dell’India mentre assiste al decadimento morale e alla catastrofe collettiva. Questa apertura definisce un tono funesto, configurando il film come un melodramma epico e precisandone subito il carattere simbolico, sperimentale e provocatorio.
In quest’ultimo film Ritwik interpreta egli stesso Nilkantha Bagchi, un intellettuale e artista alcolizzato, enunciando la propria dichiarazione d’intenti: “per procurarmi da bere mentirò o persino ruberò, ma per il nome o la fama… non lascerò uscire dalla mia bocca una sola parola non veritiera”. Come osserva Geeta Kapur, questa ‘pseudo-autobiografia’ trasforma il se di Ghatak in un significante storico plasmato al tempo stesso dall’autore e dal personaggio. L’ultima battuta di Nilkantha, “Bisogna fare qualcosa”, riecheggia lo scrittore marxista Manik Bandyopadhyay. Attraverso l’autorappresentazione e le citazioni intertestuali Ritwik inscrive nella Storia le voci dei colonizzati, del soggetto assente, afferma Kapur. La schiettezza autoriflessiva di Ghatak, sottolinea Kumar Shahani, non è narcisismo ma un esercizio critico che lo chiama a rispondere, al pari degli altri, della crisi della patria, immaginata come ‘madre’. In qualità di artista, Ghatak avvertiva l’urgenza di agire in un contesto politico in cui il silenzio non è ammissibile, nonostante la salute precaria, le estreme avversità e un’esistenza priva di stabilità materiale.

Sanghita Sen

Copia proveniente da

Crediti di restauro

Restaurato in 4K nel 2026 da National Film Development Corporation – National Film Archive of India presso i laboratori Prasad Corporation, Picture and Audio Scanning di Ultra Media & Entertainment e Cineom Broadcast, a partire dal negativo camera originale conservato presso West Bengal State Film Archive. Restauro sonoro effettuato presso i laboratori Cameo Digital Systems e Lobster Films, a partire dal negativo suono di conservazione 35mm proveniente da NFDC-NFAI e da un secondo negativo suono di conservazione del West Bengal State Film Archive che ha consentito di integrare porzioni mancanti della colonna sonora. Grading supervisionato dal direttore della fotografia Avik Mukhopadhyay. Con il sostegno di Ministero dell’Informazione e delle Comunicazioni indiano nell’ambito del programma National Film Heritage Mission.

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