Scheda Film
Cosa fai quando il mondo che ti circonda sta cambiando, quando hai la sensazione che tutto ciò che conosci e ami lascerà il posto a un nuovo ordine? Ti opponi? Lo accetti? E come lo accetti? Con riluttanza? Con grazia? Forse una via di mezzo. Chi può lasciarsi alle spalle il mondo che lo ha formato senza addolorarsi per il tempo che passa? Queste domande, queste sensazioni che sono alla base della condizione umana si ritrovano in ogni inquadratura del Gattopardo, il magnifico adattamento di Luchino Visconti del romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, incentrato su un principe siciliano al tempo del Risorgimento che riconosce come il suo ruolo storico, e quello dell’intera classe sociale a cui appartiene, sia di ritirarsi nell’ombra. Visconti, che discendeva egli stesso da una delle famiglie aristocratiche più antiche d’Europa, passò molti anni tentando di adattare Proust per lo schermo. In un certo senso ci riuscì con questo stupefacente arazzo cinematografico in cui ogni gesto, ogni parola, la disposizione di ogni oggetto in ogni stanza richiamano in vita un mondo perduto. Il Gattopardo è un’epopea del tempo, e la sua lentezza, che culmina in un maestoso crescendo nella lunga sequenza del gran ballo, è scandita dal ritmo della vita dell’aristocrazia fondiaria siciliana, con i suoi costumi e le sue abitudini, il suo culto dell’ozio e della riflessione, i suoi viaggi stagionali. È anche un’epopea della storia, in cui assistiamo con i nostri occhi alle trame del cambiamento: sul campo di battaglia, nelle strade e nei salotti dove i notabili si riuniscono per decidere chi muoverà i fili del potere. È anche il ritratto di un uomo, il Principe di Salina, interpretato da Burt Lancaster. All’epoca della lavorazione del film ci fu chi mise in dubbio questa scelta di cast, ma dopo aver visto Il Gattopardo risulta impossibile immaginare qualcun altro nei panni del Principe. Lancaster conferisce al personaggio forza e autorità ma anche intelligenza e grazia, e il suo senso di finezza aristocratica è straordinario. È un’interpretazione eccezionale, profondamente toccante. Infine, Il Gattopardo è un grande inno sinfonico alla Sicilia stessa, alla sua gente, ai suoi profumi e al suo paesaggio, alla sua bellezza e alla sua violenza.
Martin Scorsese