Scheda Film
Caro Eduardo, l’altra domenica avevo visto Il cilindro nel piccolo schermo, a cominciare dal giorno dopo ti avevo ripetutamente cercato al telefono, ma il tuo numero di Roma non rispondeva, per questo mi decido a scriverti. […] Se per caso tu consideri Il cilindro come una cosa minore, scusami; non ti deve addolorare sentirti dire che Il cilindro mi ha non soltanto entusiasmato ma sorpreso: ce l’hai fatta a sorprendermi ancora una volta! Il cilindro mi è parso una cosa perfetta, esemplare, classica: di una fulmineità nel susseguirsi di scene, tutte essenziali, che non esito a chiamare molieresca. Tante cose mi piacciono nel Cilindro che non so da che parte incominciare. […] Dunque, scelgo un punto a caso. Con Il cilindro, tu hai inventato un genere nuovo. Possiamo chiamarlo come vogliamo, le definizioni non contano. Commedia televisiva; film televisivo; tv-racconto; televisione d’arte; arte televisiva. Ma insomma, abbiamo visto uno spettacolo pensato e creato proprio per il video, e che soltanto attraverso il video raggiunge il massimo della propria possibile bellezza. Ecco, potremmo chiamarlo: ‘teatro da camera’.
Sarei in grado di citare infiniti episodi, trovate, dettagli, e potrei anche ordinarli in un elenco statistico, secondo la moda d’oggi, e farci sopra un complicato ragionamento: Ma basterà un esempio: lo straordinario primo piano dell’attore Ferruccio De Ceresa […]. È probabile che si tratti del più lungo primo piano della storia non soltanto del cinema televisivo ma del cinema tout court. […] Ora, un primo piano di quella durata eccezionale, dove si affannano intorno a un solo volto tante mani e tante voci, sarebbe stato possibile, accettabile, espressivo, unicamente in televisione.
Mario Soldati, “La Stampa”, 18 novembre 1978, poi in Lettere di Mario Soldati, Mondadori, Milano 1979