Scheda Film
Anche se le restavano altri tre film da interpretare, Forty Guns, che uscì l’anno in cui lei ne compiva cinquanta, è il canto del cigno di Barbara Stanwyck come star a pieno titolo. Giustamente è un western, genere che adorava; nessun’altra attrice può vantarne tanti in carriera. (Sarebbe stata poi la matriarca nel televisivo La grande vallata, 1965-69). Sam Fuller, che apprezzava e capiva il fascino di Stanwyck, scrisse per lei il magnifico ruolo della potente ranchera Jessica Drummond, tanto più interessante perché il personaggio è sia l’oggetto del desiderio sia l’antagonista di Barry Sullivan, eroe che deve riportare l’ordine in città. In un film che si srotola in lunghe sinuose carrellate, Fuller inquadra la minuta figura di Stanwyck in modo da farle dominare il vasto spazio circostante. Le offre inoltre la sua definitiva entrata in scena da diva, al galoppo attraverso il CinemaScope su un bianco destriero, tutta vestita di nero, dietro di lei un’armata di quaranta uomini al suo servizio – mentre una ballata la evoca in termini mitologici, “la fiera amazzone con la frusta”, colei che “comanda e gli uomini obbediscono”, e “la donna che tutti gli uomini desiderano”. Tutto questo resta vero – come è sempre stato nel corso della sua carriera – anche quando umilia e sminuisce i suoi sottoposti, e mostra il lato crudele di una personalità forte disgustata dalla debolezza altrui. Stanwyck padroneggia con imperturbabile maturità tanto gli sfrontati doppi sensi del dialogo quanto la parata di guai che Jessica deve affrontare: un fratello buono a nulla, un pistolero che smania d’amore non corrisposto, problemi di soldi, un tornado, e un cavallo che la trascina per il deserto, il piede impigliato nella staffa. (Stanwyck girò la scena senza controfigura, per due volte, emulando Pearl White, sua eroina giovanile nel serial The Perils of Pauline). Il cuore del film è una scena tranquilla, in cui Jessica racconta la storia della sua vita con quella voce roca e striata di nicotina, lasciando che la tenerezza traspaia oltre la postura d’acciaio. Forse, qui, stiamo guardando la vera Stanwyck svelare il segreto d’una padronanza di sé, duramente conquistata, che le ha permesso di guardare in faccia la vita senza paura.
Imogen Sara Smith