Scheda Film
J.B. Ball (Edward Arnold), terzo banchiere più ricco d’America, s’imbatte per puro caso (“destino”) nella bionda disoccupata Mary Smith (Jean Arthur) e, per puro capriccio, le regala la pelliccia di visone della moglie con cui ha litigato. Grazie a quella pelliccia Easy Living entra nella splendida tradizione del cinema fondato sul principio ‘l’abito fa il monaco’, una tradizione che va da Murnau a Kiarostami e in cui i vestiti innescano aspettative, supposizioni e attribuzioni sociali. Più tardi, per un altro colpo del destino, Mary si imbatte nel figlio del banchiere (Ray Milland), il quale, per ribellione al ricchissimo padre, ha scelto di lavorare in incognito in una tavola calda. Qui i codici dell’apparenza risultano piacevolmente rovesciati: lei è elegantissima ma non ha un soldo; lui ha un’aria dimessa ma è miliardario. A rubare la scena è però l’albergatore interpretato dall’attore spagnolo Luis Alberni, dotato di una sbalorditiva capacità di confondere le parole inglesi e di inventare le più sontuose storpiature: “With a bit of your corruption we can achieve this”. Intende naturalmente ‘cooperation’, ma la parola storpiata coglie meglio la verità della situazione. L’ambivalenza con cui il film tratta l’etica capitalista – segnata da sfruttamento spietato e corruzione ma nondimeno capace di produrre benefici per tutti – deve più allo sceneggiatore Preston Sturges che al regista Mitchell Leisen, generalmente incline a uno sguardo più critico nei confronti dei ricchi. Lo stesso Sturges dovette probabilmente calibrare con cura il soggetto dell’autrice comunista Vera Caspary affinché la battuta “Sporco capitalista” ringhiata da uno chef suonasse più come un ammicco al senso dell’umorismo dei plutocrati che come un incitamento alla rivolta. Lo slapstick nel cinema di Leisen è raro e spesso poco riuscito; Easy Living è l’unico caso in cui funziona davvero, senza dubbio grazie a Sturges. Pare che la scena ambientata nel ristorante automatico sia stata improvvisata e interamente inventata da Leisen. Mi piace pensare che anche il tema della ‘ricchezza come trappola’ non fosse scritto in sceneggiatura e derivasse dalla messa in scena del regista: lo si nota, per esempio, quando nei corridoi della banca o della casa i personaggi inciampano continuamente in una marea di oggetti.
Ehsan Khoshbakht