Scheda Film
“Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità, succhiando tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”.
Il brano dal Walden di Thoreau apre gli incontri della Setta dei poeti estinti che dà il titolo originale al film. “Carpe diem”, gli fa eco Orazio, cui s’ispira il titolo italiano. Sta qui il cuore degli insegnamenti del professor Keating, che nel 1959 arriva come docente di letteratura alla Welton Academy, dove da giovane ha studiato. Attraverso la poesia, Keating sprona gli allievi a conquistare autonomia di pensiero, a rifuggire il conformismo cercando in sé stessi il whitmaniano “barbarico yawp”. Non facile in un’istituzione elitaria e opprimente come la Welton, dove la poesia si misura sugli assi cartesiani e che perpetua un’idea formativa antiquata e inflessibile. “Tradizione, onore, disciplina ed eccellenza” sono i pilastri su cui poggiano le ferree convinzioni di docenti e genitori – escludendo i diretti interessati, gli studenti. Keating apre uno spiraglio – siamo alle soglie degli anni Sessanta, e oltre le mura del collegio tutto sta già mutando. Peter Weir delinea un potente ritratto dell’atto educativo come strumento d’emancipazione. Ma il film è soprattutto un racconto di formazione. Se Keating è il motore del cambiamento, alla guida c’è il gruppo di studenti che appropriandosi dei suoi precetti cerca la propria strada nel mondo. Adolescenti schiacciati dalle aspettative e dalla normatività. E se, a fronte del nome solenne, la Setta dei poeti estinti non è che un modo per condividere letture e passioni, riportarla in vita è in fondo un atto di sovversione. Per questo la scena del suo insediamento, con la fuga notturna dei ragazzi, assume connotazioni visive e sonore inquietanti. Non a caso il luogo del ritrovo è una grotta, che con la sua aura primitiva si oppone architettonicamente alla classicità ordinata della scuola. Dead Poets Society è in fondo un diverso Picnic ad Hanging Rock. Un altro istituto, un mondo chiuso incastonato in norme e tradizioni. E poi la disgregazione, l’emersione dell’irrazionale, là misterioso e inafferrabile, legato all’elemento naturale, qui mediato dalla poesia, più controllato, umano, culturale.
Alice Autelitano