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CRADLE SONG

CRADLE SONG

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CRADLE SONG

Cast and Credits

Sog.: dalla pièce Cancion de Cuna (1911) di María e Gregorio Martínez Sierra. Scen.: Marc Connelly. F.: Charles Lang. M.: Anne Bauchens. Scgf.: Wiard Ihnen. Mus.: W. Franke Harling. Int.: Dorothea Wieck (Joanna), Evelyn Venable (Teresa), Guy Standing (il dottore), Louise Dresser (priora), Kent Taylor (Antonio), Gertrude Michael (suor Marcella), Nydia Westman (suor Sagrario), Gail Patrick (suor Maria Lucia). Prod.: E. Lloyd Sheldon per Paramount Productions Inc. 35mm. D.: 77’. Bn.

Scheda Film

Pur non essendo propriamente il suo esordio alla regia – Leisen aveva già avuto un ruolo determinante in due film poi attribuiti a Stuart Walker –, l’insolito Cradle Song, più vicino a La conversa di Belfort di Robert Bresson che al cinema di Ernst Lubitsch o di Vincente Minnelli, fu il primo titolo in cui venne accreditato come regista. Il film appartiene a una fase esplorativa che si protrasse fino al 1935, durante la quale Leisen era alla ricerca di soggetti adeguati al suo interesse per la cura formale. La sua sensibilità per l’innovazione estetica si accordava con la tendenza della Paramount allo sfarzo, ma Leisen aspirava a una verità più profonda a cui il suo cinema potesse abbandonarsi. Tratto dall’opera teatrale degli spagnoli María e Gregorio Martínez Sierra, Cradle Song racconta una storia di appartenenza e riconfigurazione familiare, due temi centrali nel cinema di Leisen. Al centro della vicenda c’è la giovane Joanna (l’attrice tedesca Dorothea Wieck), che lascia la famiglia adottiva per entrare in convento. Durante gli anni trascorsi in clausura Joanna combatte le tentazioni, che non sono però di natura carnale: è il suono dei bambini che giocano fuori a distoglierla dalla devozione assoluta. “Penso al Signore come a un bambino”, dice, a indicare una continuità tra innocenza, maternità e divino. Per questo, l’arrivo in convento di una neonata abbandonata appare come un piccolo miracolo. Joanna cresce la bambina, che da adulta (interpretata da Evelyn Venable) lascia il convento e s’innamora di un affascinante ingegnere, diventando una mediatrice tra il corpo e lo spirito e un tramite dei desideri terreni della madre. Leisen proietta i piaceri mondani su Joanna quando, in un’inquadratura, il pizzo dell’abito da sposa della figlia copre per un istante l’intero fotogramma, compreso il suo volto, dando l’impressione che sia lei a dirigersi verso la camera nuziale. La composizione accentua desiderio e separazione, e c’è una scena straordinaria in cui allo sposo è concesso di vedere i volti delle monache che, dalla gabbia della clausura, si svelano per lui.

Ehsan Khoshbakht

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