Scheda Film
Tra il 1979 e il 1980 un gruppo di giovanissimi iniziò a filmare in Super8 la propria quotidianità in un complesso di edilizia popolare nella Val-de- Marne, con pellicola presa in prestito da un laboratorio di cinema del liceo Jean Macé di Vitry. Le Garage, girato nel 1979, fu seguito da Zone immigrée e Ils ont tué Kader, quest’ultimo realizzato dopo che un adolescente fu ucciso nella tromba delle scale dal custode del suo immobile. Il trittico rivela una realtà allora messa a tacere, e le cui immagini mantengono ancora oggi la loro forza: il pessimismo dei giovani così come i momenti di solidarietà all’ombra delle torri, il disprezzo dello Stato nei confronti dei quartieri popolari, la violenza della polizia e la voracità dei media. “Dopo l’assassinio di Kader vedemmo arrivare i giornalisti delle tre reti televisive dell’epoca” ricorda Mohamed Salah Azzouzi, regista di Zone immigrée e Ils ont tué Kader all’interno del Collectif Mohamed. “TF1 filmò e presentò la sua versione. Fummo talmente scioccati dal modo in cui venivamo rappresentati che, quando arrivarono le troupe di Antenne 2, le bloccammo e le portammo a vedere Zone immigrée nelle cantine. Davanti al film dovettero riconoscere che non avrebbero potuto fare di meglio: volevano le nostre immagini, ma alle loro condizioni. Ne seguirono accese discussioni. Io filmai questi scontri ravvicinati perché capivo qual era la posta in gioco: avevo paura del loro montaggio e di un’eventuale appropriazione. Eravamo invisibili, e per una volta che potevamo mostrare le nostre immagini e raccontare le nostre storie non volevamo diventare ‘carne da media’. Volevamo far sentire la nostra voce, mostrare che eravamo lì, vivi. Non avevamo un complesso di inferiorità, né di superiorità, ma un complesso di uguaglianza: volevamo essere trattati come tutti gli altri.” I film circolarono inizialmente in circuiti alternativi prima di essere infine trasmessi in televisione. Quarant’anni dopo, Alice Diop, scoprendo queste opere, ha riconosciuto in esse una sorprendente anticipazione della propria pratica: “Questi figli di immigrati, che nei primi anni Ottanta recuperano frammenti di pellicola per raccontare ciò che vedono a partire dalla propria esperienza, sono i diretti precursori del mio cinema. Le loro immagini balbettano, ma hanno la grazia del primo gesto”. Emblematico del lavoro intrapreso dalla Cinémathèque idéale des banlieues du monde per riformulare una storia alternativa del cinema, il trittico realizzato dal Collectif Mohamed costituisce uno dei cardini fondamentali del progetto.
Amélie Galli