Scheda Film
Amma Ariyan è l’ultimo lavoro di John Abraham prima di scomparire prematuramente, nel 1987. Il film racconta la storia delle mobilitazioni politiche di matrice rivoluzionaria in Kerala attraverso il prisma del road movie, adottando una struttura iconoclasta in cui flashback, ellissi e inserti scandiscono la narrazione con resoconti personali e storici sulla resistenza sociale e il disincanto politico, tra cui i violenti scioperi operai di Cochin del 1953. Il movimento del Parallel Cinema indiano fu, sotto molti aspetti, la prima vera pratica cinematografica decoloniale emersa in India dopo l’indipendenza, e un’opera politica come Amma Ariyan faceva pienamente parte di un più ampio revisionismo collettivo in atto in quel periodo. John Abraham cattura un momento di crisi e sconvolgimento in cui la resistenza sembra essere ovunque e nasce soprattutto da una gioventù del Kerala galvanizzata dall’impatto del Movimento Naxalita alla fine degli anni Sessanta, un’insurrezione contadina che ebbe vaste implicazioni politiche per l’establishment e per il pensiero politico della sinistra in India. La critica di Abraham alle strutture ortodosse della società indiana – inclusi casta, religione e arti — fu influenzata dal cinema di Ritwik Ghatak, suo insegnante e forse la sua maggiore fonte di ispirazione. Sebbene molti registi del Parallel Cinema siano stati accostati a Ghatak, e autori come Mani Kaul e Kumar Shahani abbiano attinto al suo stile frammentato e melodrammatico, sono i film di John a distillare con maggiore chiarezza un senso di rivolta politica e di critica a un sistema corrotto che è perdurato anche dopo l’indipendenza. Un altro modo di interpretare il film è attraverso la persistenza del trauma, che John Abraham presenta come un fenomeno multilaterale piuttosto che singolare. Egli colloca le storie politiche marxiste del Kerala all’interno di un trauma storico continuo che ha plasmato la vita della classe lavoratrice in modi violenti e debilitanti, riflettendo al contempo sulle conseguenze della rivoluzione e della repressione statale. Ciò che emerge dai resoconti della narrazione è una ferita aperta — una frattura irreparabile che resta oggetto di contesa.
Omar Ahmed