PROIEZIONE

ALICE DOESN’T LIVE HERE ANYMORE

ALICE DOESN’T LIVE HERE ANYMORE

In questa proiezione

ALICE DOESN’T LIVE HERE ANYMORE

Cast and Credits

Scen.: Robert Getchell. F.: Kent L. Wakeford. M.: Marcia Lucas. Scgf.: Toby Carr Rafelson. Mus.: Richard LaSalle. Int.: Ellen Burstyn (Alice Hyatt), Kris Kristofferson (David), Billy Green Bush (Donald Hyatt), Alfred Lutter (Tommy Hyatt), Diane Ladd (Flo Castleberry), Vic Tayback (Mel Sharples), Harvey Keitel (Ben Eberhart), Jodie Foster (Audrey). Prod.: David Susskind e Audrey Maas per Warner Bros.

Scheda Film

Storia d’una donna in cerca d’un destino, Alice Doesn’t Live Here Anymore respira l’aria libera e nervosa dei primi anni Settanta. È l’America in movimento del pacifismo post-Vietnam, della rivendicazione dei diritti, naturalmente del femminismo. La ‘nuova Hollywood’ che scardina i generi (mantenendo con le figure del cinema classico stretti rapporti di filiazione e citazione) si popola di donne inquiete, e occasionalmente potenti. Ellen Burstyn, dopo il successo dell’Esorcista, è qui la forza propositiva e contrattuale: a lei viene sottoposta la sceneggiatura, lei convince la Warner e, dopo aver visto Mean Streets, sceglie Scorsese. I due s’intendono. Anche Scorsese guarda con amore al cinema classico – preservando la memoria e superando il canone. Alice è un film che si spende tutto nel disincanto verso ogni passato, che si apre immergendoci in colori infuocati alla Via col vento e si chiude con l’ammissione che non c’è nessuna Tara a cui tornare, il viaggio verso il paese delle perdute meraviglie è un sogno posticcio e regressivo, e tanto vale fermarsi a Tucson: che d’altra parte, assicura la navigata quattordicenne Jodie Foster, “is the weird capital of the world”.
Woman’s film itinerante, al volante una casalinga vedova che canta nei pianobar e accanto il figlio undicenne, Alice Doesn’t Live Here Anymore anticipa, anche nell’ironia aspra, altri viaggi femminili attraverso la bellezza e la sfida del paesaggio americano, il cupo Nomadland di Chloé Zhao e Frances McDormand, versione proletarizzata e turistica, o la serie Hacks con Jean Smart, versione show-biz e turistica. Alice ha diversi incontri maschili lungo la strada, e conclude, in sereno spregio alle retoriche d’epoca, che lei “senza un uomo non può stare”; ma il filo che tende il racconto è la relazione con il figlio, diretto da un regista che s’è nutrito di neorealismo italiano (solo un orizzonte ideale, nessuna traccia di patetismo): nell’esasperazione, nella tenerezza, nel reciproco affidarsi e nel prodigioso darsi la battuta, Alice mette in scena un’anomala ‘guerra dei sessi’ e il più interessante rapporto tra una donna adulta e un bambino che il cinema moderno abbia saputo raccontare.

Paola Cristalli

Copia proveniente da
Per concessione di

Crediti di restauro

Restaurato in 4K nel 2026 da Warner Bros. e The Criterion Collection presso i laboratori Company 3 e Resillion, a partire dal negativo camera originale 35mm e dalle tracce audio magnetiche 35mm.

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