Scheda Film
Storia d’una donna in cerca d’un destino, Alice Doesn’t Live Here Anymore respira l’aria libera e nervosa dei primi anni Settanta. È l’America in movimento del pacifismo post-Vietnam, della rivendicazione dei diritti, naturalmente del femminismo. La ‘nuova Hollywood’ che scardina i generi (mantenendo con le figure del cinema classico stretti rapporti di filiazione e citazione) si popola di donne inquiete, e occasionalmente potenti. Ellen Burstyn, dopo il successo dell’Esorcista, è qui la forza propositiva e contrattuale: a lei viene sottoposta la sceneggiatura, lei convince la Warner e, dopo aver visto Mean Streets, sceglie Scorsese. I due s’intendono. Anche Scorsese guarda con amore al cinema classico – preservando la memoria e superando il canone. Alice è un film che si spende tutto nel disincanto verso ogni passato, che si apre immergendoci in colori infuocati alla Via col vento e si chiude con l’ammissione che non c’è nessuna Tara a cui tornare, il viaggio verso il paese delle perdute meraviglie è un sogno posticcio e regressivo, e tanto vale fermarsi a Tucson: che d’altra parte, assicura la navigata quattordicenne Jodie Foster, “is the weird capital of the world”.
Woman’s film itinerante, al volante una casalinga vedova che canta nei pianobar e accanto il figlio undicenne, Alice Doesn’t Live Here Anymore anticipa, anche nell’ironia aspra, altri viaggi femminili attraverso la bellezza e la sfida del paesaggio americano, il cupo Nomadland di Chloé Zhao e Frances McDormand, versione proletarizzata e turistica, o la serie Hacks con Jean Smart, versione show-biz e turistica. Alice ha diversi incontri maschili lungo la strada, e conclude, in sereno spregio alle retoriche d’epoca, che lei “senza un uomo non può stare”; ma il filo che tende il racconto è la relazione con il figlio, diretto da un regista che s’è nutrito di neorealismo italiano (solo un orizzonte ideale, nessuna traccia di patetismo): nell’esasperazione, nella tenerezza, nel reciproco affidarsi e nel prodigioso darsi la battuta, Alice mette in scena un’anomala ‘guerra dei sessi’ e il più interessante rapporto tra una donna adulta e un bambino che il cinema moderno abbia saputo raccontare.
Paola Cristalli