PROIEZIONE

ALEXANDRE PROMIO I: Vedere e Guardare / GEORGES MÉLIÈS: Grand Spectacle d’Actualités – Machines – Trucs – Grivoiserie et Tableau animé

ALEXANDRE PROMIO I: Vedere e Guardare / GEORGES MÉLIÈS: Grand Spectacle d’Actualités – Machines – Trucs – Grivoiserie et Tableau animé

In questa proiezione

Scheda Film

Presentazione del cofanetto Dvd I colori ritrovati. Kinemacolor e altre magie (Edizioni Cineteca di Bologna)

ALEXANDRE PROMIO I: Vedere e Guardare

Dovrebbero chiamarsi film Promio, non film Lumière! “Non c’è dubbio che almeno un terzo delle vues del catalogo Lumière siano sue” (Catalogue Lumière, 1995). Per chi s’interessa alle statistiche: dei 1428 titoli del catalogo Lumière circa 800 restano senza attribuzione, 350 sono attribuiti ad Alexandre Promio, 34 a Louis Lumière, e solo una ad Auguste Lumière.

Alexandre Promio (1868-1926) cominciò a lavorare per i Lumière il 1° marzo 1896. Incaricato di dirigere il dipartimento fotografico, addestrò gli operatori che poi sarebbero andati in giro per il mondo; lui stesso viaggiò per la maggior parte del 1897. Mentre i primi film Lumière (i più famosi), girati da Louis, emanano una spensieratezza da giorno di festa, tra amici, bambini e animali che giocano, le vedute di Promio sono avventure visive nella velocità, nella luce e nell’ombra, nella profondità, nella composizione, nel movimento. I due programmi presentano soprattutto di film di Promio, molti girati da treni e barche in movimento. Per contrappunto, il primo programma include quattro sketches, il secondo quattro danze Ashanti.

Mariann Lewinsky

GEORGES MÉLIÈS: Grand Spectacle d’Actualités – Machines – Trucs – Grivoiserie et Tableau animé

(Introduzione e accompagnamento al piano di Serge Bromberg)

I fratelli Lumière, inventori e industriali di un’ancor giovane età delle macchine, crearono il cinématographe come passo avanti nell’evoluzione fotografica; la loro lastra Étiquette bleue (1881) aveva reso possibile la fotografia istantanea, e il loro nuovo strumento poteva fotografare il movimento. Molti dei loro operatori avevano unaformazione da chimici e da farmacologi; il fascino della fotografia, per loro, era di natura scientifica.

Méliès viveva e operava nel più antico universo del teatro e degli spettacoli di magia, un regno assai ricco di forme e contenuti. Nel 1897 ampliò in modo radicale lo spettro della fotografia animata, con le sue fantasmagoriche diablerie piene di trucchi e trasformazioni come Le Château hanté e con i tanti generi diffusi sui palcoscenici teatrali del 1897: grivoiserie maliziose (Après le bal), sketch acrobatici di ladri e poliziotti dal ritmo travolgente (Sur le toits) o attualità ricostruite dalla guerra greco-turca dello stesso anno, come Combat naval en Grèce o La Prise de Tournavos. (All’epoca, i fatti di cronaca potevano diventare soggetto di spettacoli di burattini, pirotecnici o circensi). Les dernières cartouches è il tableau vivant di un dipinto allora celebre, che rappresentava un episodio della guerra franco-prussiana del 1870. Se nei suoi primi tentativi Méliès aveva imitato Lumière, la situazione ora s’era rovesciata: Alexandre Promio e Georges Hatot realizzano nel 1897 una dozzina di Vues historiques et scènes reconstituées, compresa una versione di Les dernières cartouches. L’originale di Méliès è nettamente superiore, ma a quel punto Méliès si era già costruito il suo grande studio di vetro ed era un maestro delle macchine teatrali e dei set elaborati – che usò in diversi film.

Mariann Lewinsky