Scheda Film
Avevo fatto un certo numero di proiezioni private del Servo, che avevo coprodotto con Norman Priggen. […] Tra gli altri ho invitato Sam Spiegel, con cui avevo lavorato per Sciacalli nell’ombra. Lui mi disse che era il miglior film che avesse visto da dieci anni in qua, e lo disse ad altri. Ciò insomma aveva riacceso la sua intenzione di lavorare di nuovo con me. Quando andai al Festival di New York con Il servo, lui cominciò a propormi vari progetti. Judd Kimberg, che lavorava per Spiegel, attirò la mia attenzione su L’incidente, un romanzo piuttosto straordinario per la modernità del suo stile. Con Harold Pinter cercavo un altro film da scrivere assieme, che avrebbe potuto interpretare Dirk Bogarde. Quel libro mi è parso il materiale ideale, ed anche ad Harold. Così presentai Harold a Sam Spiegel. […] La struttura del libro era molto frammentaria, così come la scrittura. Ed è quello che mi aveva interessato, perché ogni frammento evocava qualcosa per me, e chiaramente anche per Harold.
Joseph Losey, in Michel Ciment, Il libro di Losey. Un dialogo autobiografico,
a cura di Lorenzo Codelli, Bulzoni Editore, Roma 1983
Rispetto al Servo, L’incidente perfeziona, se possibile, il meccanismo drammaturgico: dove quello agiva corrosivamente sulla forza dei contrasti per giungere a un chiarificatore e tuttavia futile rovesciamento dei ruoli (cioè alla scoperta delle essenziali dinamiche di potere), questo si affida a una scrittura ancor più fredda e a più calibrate mimesi. La fenomenologia psicologica e sociale che distingue i personaggi e sancisce il peso di ciascuno nello svolgersi dei rapporti, ossia le ‘eventualità’ concrete o potenziali della sopraffazione, agisce sulla superficie piatta, proprio come nella mirabile sequenza della gita in barca: ogni personaggio tende alla difesa di sé ed è pronto ad
attaccare, si aggrappa al proprio ruolo per calcolare le possibilità di conquista e dominio. Una convulsione plurima ma fatalmente vigilata dalle regole di un sistema per cui tutto si muove e niente deve cambiare. […] La crisi del professore universitario ormai condannato alla normalità è ancora una scoperta dell’impotenza; vale a dire che la tragedia del poliziotto criminale in Sciacalli nell’ombra (un proletario, quantomeno un poveraccio) viene adattata, ‘educata’, alle forme di vita della borghesia dominatrice e del suo universo. […] Certo l’incidente resterà nella memoria turbata di chi lo ha vissuto come eccezione potenzialmente distruttiva, ma l’eccezione è rientrata nell’ordine e il malessere che continua a premere sul professore (e quasi certamente sugli altri, con modi e stili differenti) viene soprattutto dalla fatica del nascondimento.
Tullio Masoni, Paolo Vecchi, Giochi al massacro: la trilogia inglese,
in Joseph Losey, a cura di Emanuela Martini
Il Castoro/ Torino Film Festival, Milano 2012