Scheda Film
CAPITOLO 2: EMPATIA E DISASTRO
Il cinema descrive il mondo così com’è o ne teatralizza una scheggia. Entrambe le pratiche possono condurre a un’esperienza immediata della realtà – indipendentemente da come le immagini siano state prodotte. L’empatia del pubblico può dunque essere suscitata da immagini tanto ‘reali’ quanto ‘messe in scena’. Il programma che presentiamo riflette su questa intrinseca qualità del cinema. Gli spettatori di oggi devono però considerare che una delle caratteristiche del cinema delle origini è il fatto di non essere ancora standardizzato e quindi, spesso, di non censurare le immagini quando queste risultano, secondo le nostre abitudini, troppo crude. Proviamo un empatico disagio quando vediamo Max Linder penzolare da un albero con un cappio al collo, decisamente troppo a lungo per i tempi d’una comica su un amante infelice, o quando, in un documentario sull’India, guardiamo le secchiate d’acqua rovesciate sul corpo nudo d’un bebè. Molti saranno turbati dalle riprese documentarie del terremoto di San Francisco o dell’incidente minerario di Courrières, in Francia; si sentiranno coinvolti dalle sofferenze della maternità al centro di un film drammatico; e (così si spera) resteranno scioccati davanti all’esplicito razzismo su cui si basa l’ultimo film in programma, una comica. Quel che sentiamo, e con quale intensità, dipende sempre dallo spettatore – non importa se il film è fatto bene o male, né se gli eventi colti dalla cinepresa sono veri o fittizi.
Karl Wratschko