3RD EDITION
3th EDITION
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La Mostra Internazionale del Cinema Libero ha consolidato la sua caratteristica di Istituto permanente di cultura incardinandosi nella Cineteca Comunale di Bologna, cioè in un luogo deputato alla conservazione, trasmissione e divulgazione della memoria storica del cinema. Il perno su cui ruota l’appuntamento annuale che la Mostra concorda con alcune fra le più importanti cineteche del mondo è teso, conseguentemente, ad esibire – attraverso la proiezione di opere ritrovate, film rari, pellicole salvate nella loro integrità da appropriati interventi di restauro, rassegne di quel cinema contemporaneo che resta sommerso alla produzione dominante, seminari di studi e convegni – le possibilità esistenti di salvare dalla distruzione in atto quella parte fondamentale della cultura contemporanea che è costituita dalla settima arte. D’altra parte, la Mostra ha sempre avuto la vocazione a mostrare l’invisibile, il nascosto, l’underground, nelle varie espressioni fenomeniche che esso ha assunto di volta in volta, e tale vocazione conferma divenendo una manifestazione cinetecaria, cioè attenta alla storia del cinema, intesa come globalità che comprende il presente, e consapevole della necessità di assi- curare ad essa un futuro.
Nella sua XVIII edizione la Mostra apre più che mai il ventaglio dell’invisibile: sullo schermo del cinema Lumière si proiettano le sequenze sottratte al pubblico dalle istituzioni censorie; i film di Larry Semon nella versione originale, cioè nel «testo che le manipolazioni dei distributori hanno completamente occultato agli spettatori; le opere mute di Fritz Lang ricostruite filologicamente come l’autore le ha realizzate e che le varie vicende attraverso cui sono passate, in primo luogo le esigenze della produzione, hanno manomesso; gli episodi che registi famosi sotto la pressione delle contingenze hanno eliminato dai loro film; i tesori sepolti negli archivi più segreti di cineteche prestigiose. Tutta una gamma di documenti negati ai loro destinatari naturali e, in particolare, agli studiosi, i quali ora scoprono con sgomento che il cinema in quanto tale rischia la dispersione a causa della sua stessa struttura produttiva e distributiva, dell’ingiuria del tempo, dell’incuria dei pubblici poteri, dell’ignoranza delle tecniche filmo economiche (a cui nell’ambito della Mostra stessa si cerca di sopperire con una specifica attività seminariale). Altrettanto invisibili, almeno per tutti coloro che non frequentano abitualmente i festival, sono, fra l’altro, le cosiddette cinematografie emergenti, anche quando le loro espressioni migliori vincono prestigiosi premi internazionali. Di qui l’attenzione rivolta a queste cinematografie (lo scorso anno l’ampia rassegna del cinema arabo e quest’anno il panorama del cinema israeliano), nella consapevolezza che anch’esse rischiano di essere sottratte alla futura sto ria del cinema dal meccanismo perverso che tende a cancellare quanto non può essere immediatamente omologato agli standard del consumo di massa. Una Mostra, quindi, che guarda molto al passato e si pone il problema della sua conservazione perché pensa al futuro, ben sapendo che senza la memoria storica del passato non può esserci futuro alcuno. Di più, la Mostra può rivolgersi al futuro con qualche speranza, nonostante la grave condizione in cui versa il patrimonio cinematografico e la scarsa attenzione ad esso prestata dai pubblici poteri, perché essa, povera come sempre è stata e al limite della sopravvivenza, comincia concretamente a muoversi in stretto collegamento con una rete di istituzioni di carattere nazionale e internazionale, che possono consentire ad essa una potenzialità altrimenti impensabile.
La mostra si salda organicamente alla Cineteca, la quale stringe rapporti sempre più stretti con istituti analoghi nelle funzioni e nei fini, delineando un rapporto capace, secondo la felice definizione di Pietro Bonfiglioli, di «produrre cultura nella forma di rapporti istituzionali. Il disegno emerge chiaro a partire dalla realtà locale, dall’intreccio ormai consolidato con la Soprintendenza regionale ai beni librari e la sezione cinema del DAMS. Con la Soprintendenza la Mostra organizza, come già nella edizione scorsa, un seminario di studi che quest’anno si incentra sui problemi della catalogazione e del restauro dei film, un’iniziativa connessa rigorosamente al carattere cinetecario della manifestazione. Con la sezione cinema del DAMS, con la quale in passato sono state sperimentate proficue intese, la Mostra collabora alla realizzazione del Convegno sul rapporto cinema-teatro nella nuova cinematografia tedesca e delle due rassegne cinematografiche ad esso collegate. Una iniziativa che, intrecciandosi alla Mostra, indica chiaramente le integrazioni che potranno felicemente verificarsi in futuro, quando il contesto cittadino e regionale si potrà sempre più arricchire di rapporti internazionali solidi e funzionali all’impresa che ci siamo proposti, ardua ma esaltante, di contribuire alla salvezza del cinema nell’età che assieme al suo trionfo pare sancirne la distruzione.
Vittorio Boarini
Il cinema muto di Fritz Lang
Larry Semon
I film ritrovati
The Cinephiles’ Heaven