XIII EDIZIONE
Xiii EDIZIONE
Il Cinema Ritrovato è un festival di ricerca, che osserva il vasto territorio della storia del cinema attraverso il lavoro che svolgono da oltre sessant’anni gli archivi cinematografici di tutto il mondo; che basa cioè la sua attività, le scelte del suo programma, le sue scoperte, sul materiale che ritrova, svela, sceglie presso le cineteche, insieme ad esse. E’ un festival che anche quest’anno conferma le linee della propria ricerca: uno sguardo particolare al cinema europeo degli anni Venti, un’attenzione sempre crescente alla qualità degli accompagnamenti musicali; e alla base di tutto, quella curiosità, quell’eclettismo, quella disponibilità all’imprevisto che soli possono sostenere e dar vita ad un programma dove si alternano segreti tagli hitchcockiani e film perduti/ritrovati giapponesi, un Losey clandestino neorealista e un Orson Welles-on-air degli anni Cinquanta, l’esordio di Dreyer in copia a colori e il sontuoso restauro di The Kid in prima mondiale.
Il mondo degli archivi cinematografici vive, in questa fine secolo, un periodo d’importanti mutazioni. Molte cineteche Amsterdam, Berlino, Bologna, Lisbona, Madrid, Parigi stanno per trasferirsi in nuove sedi, che sono solo l’aspetto più evidente di rinnovamenti progettuali, di cambiamenti profondi nella loro attività. Nuovi progetti, talvolta diversi, che spesso vanno nella direzione di ampliare e modificare le tradizionali identità di un archivio, e che condividono però un comune obiettivo: di fronte all’insorgere delle nuove tecnologie, sottrarre alla scomparsa quella memoria fragile e destinata a deperire che è il patrimonio cinematografico di questo secolo. Un giacimento di immagini e suoni che per decenni è stato disperso dal mercato e ignorato dalle leggi di Stato (per scoprirne solo recentemente, magari, la redditività economica). Come le cineteche debbano portare a compimento questa vocazione, guardando al secolo che viene, è oggi materia di discussione che contiene, come mai, un’urgenza vitale. Ci piace pensare che il programma del Cinema Ritrovato di quest’anno possa contribuire a questa riflessione.
Il Cinema Ritrovato è come al solito impossibile perché chiede ai suoi visitatori tanto tempo. Certo lo si può visitare rapidamente, un po’ alla chetichella, scegliendo qualche film, magari una o due serate. Ma se volete godere delle molte e diverse occasioni, delle molte sirene che si annida- no tra i tanti film di un programma così poco alla moda che nessuna televisione mai potrà replicarlo, dovrete spendere, nella prima settimana di luglio, parecchio del vostro tempo. Quest’anno le sezioni principali sono solo due: come ogni anno Ritrovati & restaurati, e il nuovo capitolo di quell’esplorazione dello star system iniziata tre anni fa con Rodolfo Valentino. Divine apparizioni si dedica quest’anno al divismo femminile in Europa; l’anno prossimo proseguiremo occupandoci della nascita del divismo femminile americano, e organizzando insieme al Centre Georges Pompidou un’ampia manifestazione, che si snoderà lungo oltre un semestre tra Parigi e Bologna.
Divine apparizioni è certamente tra le retrospettive più complesse che abbiamo mai organizzato. Affronta un fenomeno transnazionale, attraversa vent’anni di produzione, incontra volti e nomi tanto importanti all’epoca quanto oggi, spesso, dimenticati. Si scontra con la necessità d’una selezione e le sue inevitabili perdite. Quando un anno fa abbiamo avviato la nostra ricerca, pensavamo che avremmo mostrato opere provenienti da tutta l’Europa; ma il materiale che ci è venuto incontro ci ha chiarito che il divismo europeo, nato dal- l’apparizione fatale di Asta Nielsen in Danimarca, da lì si diffonde rapidamente secondo direttrici precise ed esclusive: la Germania, l’Italia (e, in modo diverso, la Russia prerivoluzionaria). Altri paesi, come Francia e Gran Bretagna, che pure avrebbero avuto strutture industriali capaci di nutrire un sistema divistico, produssero attrici piuttosto che star. Il cinema italiano, centro costante della nostra ricerca e oggetto di tante retrospettive, questa volta abbiamo solo voluto sfiorarlo. Le divine apparizioni saranno dunque, a conti fatti, quasi esclusivamente tedesche: e non a caso è dal cinema tedesco che prenderanno la via di Hollywood, lungo gli anni Venti, la polacca Pola Negri, la svedese Greta Garbo, e Marlene Dietrich, pronte a diventare (con più fortuna le ultime due) immagini gloriose d’un altro firmamento. Infine, per iniziare una riflessione sul tema delle tecniche attoriali delle dive del muto, vi invitiamo all’incontro con Eric de Kuyper, Gerardo Guccini, Sabina Guzzanti, Daniel Schmid che cercheranno, nel seminario di lunedì 5 luglio, di offrire punti vista nuovi e diversi su un tema poco esplorato dalla critica e dalla storiografia cinematografica.
Ritrovati e Restaurati ha l’aspetto di un grande fiume che nasce nel 1880 e sfocia negli anni ’60. Un fiume che attraversa un secolo d’immagini, ricco di paesaggi diversi e isole sorprendenti. E’ la nostra edizione fine secolo di una retrospettiva che ha sempre cercato di recuperare il segreto, lo splendore di uno sguardo perduto, di riattivare una capacità di meraviglia consumata dal tempo e dall’accumulo di immagini troppo spesso indifferenti. Ci è sembrato naturale dunque che la sua parabola fosse questa volta più lunga, il suo intento più rabdomantico e antologico ad un tempo, il suo viaggio percorso, senza indulgenze, dalla nostalgia del congedo. Il fucile cronofotografico di Marey e la scura bellezza del b-noir, l’Orson Welles televisivo, il feroce lirismo chapliniano, il primo lungometraggio e il primo film sonoro di Dreyer, cinema senza nome per via di maccartismo (Imbarco a mezzanotte), cinema tormentato per via di censura (La ragazza in vetrina).
Fine secolo del cinema, con la certezza che ci sia ancora tanto da cercare e trovare.
Luciano Emmer, Marina Vlady, Kenneth Anger
Italia taglia
a cura di Tatti Sanguineti
Tutti gli scatti più significativi della XIII edizione del Festival Il Cinema Ritrovato
Il paradiso dei cinefili