VI EDIZIONE

IL CINEMA RITROVATO 1992

vi EDIZIONE

L’intensa attività svolta durante l’anno dalla XXI Mostra internazionale del cinema libero, si conclude, come e ormai consuetudine, con II Cinema Ritrovato, giunto alla sua sesta edizione.
Di tutte le manifestazioni promosse dalla Mostra, che per prima in Italia ha realizzato quanto essa stessa aveva auspicato nel lontano 1976, cioè che i festival si trasformassero in istituti permanenti di cultura, questa è la più rappresentativa dello spirito che unisce ormai da
molti anni, in una collabo razione organica che ha dato risultati eccezionali, la Mostra e la Cineteca del Comune di Bologna.
La scelta di dare vita a una rassegna di carattere stori- co-archivistico, una delle tre che si tengono al mondo (le altre sono “Cinémemoire” a Parigi, e “Le giornate del cinema muto” a Pordenone), è, infatti, paradossalmente, il risultato dell’incontro fra lo spirito avanguardistico- sperimentale, che ha sempre animato la Mostra spingendola costantemente alla ricerca dei fenomeni emergenti, e la “vocazione” al Benvenuti al Cinema Ritrovato restauro della Cineteca bolognese, cioè la tendenza a porre al centro dell’attività di ricerca, conservazione e trasmissione della memoria storica del cinema il restauro, inteso nel senso forte di ripristino di un testo cinematografico sia in senso storico-filologico sia in senso tecnico-materiale.
Nell’età dominata della tecnica, in cui l’avanguardia si è esaurita disperdendosi, attraverso l’universo dei media, nel consumo di massa, il recupero e la conservazione del cinema, inteso nella sua globalità storica, per assicurare ad esso una fruizione ampia ma definita criticamente, costituisce l’elemento sostanzialmente innovatore in un panorama modellato sugli standard della spettacolarità diffusa. Inoltre, se l’attività di restauro è condizione necessaria per svincolare la conservazione della cultura cinematografica, e in primo luogo i testi filmici, da concezioni arcaiche e renderla trasmissibile, non è tuttavia sufficiente a garantire metodologicamente l’indispensabile rapporto fra le scienze archivistiche e le scienze storiche, un rapporto su cui è chiamato a misurarsi ogni archivio cinematografico realmente inserito nel tessuto culturale del nostro tempo. Il Cinema Ritrovato, che in questi sei anni è andato definendo la propria identità, costituisce da questo punto di vista il miglior banco di prova, il momento in cui il nostro Istituto cinetecario offre agli archivisti, agli storici e agli studiosi di tutto il mondo i risultati del proprio lavoro, un lavoro che è anche frutto di rapporti con altri istituti, e non solo cinematografici, con insegnamenti universitari, con storici non necessariamente soltanto del cinema, con studiosi di altre discipline che con il cinema hanno relazioni privilegiate, come l’arte e la musica, ma anche la sociologia. Il cardine di tale lavoro, che in questa edizione è andato precisandosi chiaramente, è il rapporto fra cinema e storia, non solo nel senso fondamentale del rapporto fra il cinema e la propria storia, un rapporto che affonda le radici nella preistoria (il cosiddetto pre-cinema) e si avvale anche di strumenti tipici delle scienze archeologiche, ma nel senso di un rapporto non casuale con la storia della cultura e, più in generale ancora, con la storia tout court. Proseguendo e definendo con maggiore precisione la via già delineata nella scorsa edizione, dove il cinema muto italiano veniva messo a confronto con la cultura del suo tempo (si veda il volume Sperduto nel buio, curato da Renzo Renzi per i tipi della Cappelli) e a questa rassegna del muto si affiancava, fra l’altro, quella dedicata al cinema americano del periodo bellico, quest’anno Il Cinema Ritrovato mette in una più pregnante relazione storico-teorica il passaggio dal muto al sonoro – tipico argomento di storia del cinema – con “Il cinema totalitario”, con quel cinema che in Europa si appropria della innovazione tecnica per cui “il cinema parla” per farne lo strumento fondamentale della persuasione di massa e segnare la via europea all’industria culturale (si veda il saggio di Pietro Bonfiglioli nel volume II cinema dei dittatori, curato da Renzo Renzi per le edizioni Grafis, che accompagna la rassegna). Si tratta di un rapporto specifico fra storia del cinema e storia politica alla indagine del quale vengono forniti materiali cinematografici (film e documentari su cui i dittatori che hanno dominato nell’Europa degli anni Trenta hanno avuto un’influenza diretta) di straordinario rilievo; materiali reperiti negli archivi, portati alla luce e restaurati per renderli accessibili e consentire ad essi anche gli approcci più diversi. Resta fermo che il rapporto del cinema con la propria storia si definisce all’interno del rapporto sincronico con la cultura dell’età della tecnica e di quello diacronico con la storia in generale. Solo in questo modo il cinema può uscire da se stesso senza perdere la propria specificità e instaurare un rapporto non contenutistico con il mondo che lo liberi dalla condizione di disciplina specialistica fra discipline specialistiche e dia un senso profondamente attuale all’attività delle cineteche, svincolandola dalla passività di una tradizione puramente conservativa senza appiattirla nella mimesi dei riti spettacolari. 
Per questo è stato essenziale, già lo si è accennato, costruire una rete di rapporti istituzionali come quelli che caratterizzano il contesto in cui si muove la Cineteca di Bologna: rapporti nazionali e internazionali senza i quali II Cinema Ritrovato non potrebbe realizzarsi. Fondamentale la sperimentata collaborazione con il Dipartimento universitario di musica e spettacolo, dalla quale è nata in questa occasione una premessa di approfondimento e di studio seminariale alla sezione dedicata al passaggio dal muto al sonoro; indispensabile l’ormai collaudato sodalizio con l’Istituto regionale per i beni culturali, assieme al quale si è organizzato quest’anno il convegno “Funzioni museali delle Cineteche”, che segna un primo punto d’arrivo alla pluriennale attività di studio svolta nell’ambito della manifestazione; di estremo interesse il rapporto instaurato proprio quest’anno con il Teatro Comunale, che ha consentito una prestigiosissima conclusione del Festival; decisiva la partecipazione dei principali archivi cinematografici italiani prima fra tutti la Cineteca Nazionale e stranieri alla realizzazione della nostra rassegna, decisiva al punto che potremmo considerare Il cinema ritrovato come il festival delle cineteche di tutto il mondo. Questo non solo per la tradizionale sezione “Ritrovati e restaurati”, che anche quest’anno esibirà le opere presentate dagli Archivi stessi; non solo perché tutti i film presentati che non appartengono alla nostra Cineteca provengono dai numerosi Archivi citati più oltre; ma soprattutto per la partecipazione attiva delle tante Cineteche che collaborano generosamente alle ricerche, sono prodighe di preziosi consigli, stampano e restaurano per l’occasione copie e film rari e preziosi.

Se il rapporto cinema e storia, e quindi l’incontro con gli storici, è il cervello del Cinema ritrovato, la rete istituzionale tessuta dalla Cineteca bolognese con gli Archivi di tutto il mondo ne costituisce il cuore.

Tutto sul festival 1992

  • Ritrovati & Restaurati
  • Il cinema dei dittatori

  • Cinema muto italiano

  • Dal muto al sonoro

  • Il cinema totalitario

  • XXI MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA LIBERO – IL CINEMA RITROVATО 
    Mensile di Informazione cinematografica Anno VIII n.8 Novembre 1992
  • Cinegrafie n. 05
  • Il cinema dei dittatori: Mussolini, Stalin, Hitler
    a cura di Renzo Renzi

scatti dal festival: Il cinema ritrovato 1992

Tutti gli scatti più significativi della VI edizione del Festival Il Cinema Ritrovato