La macchina dello spazio
[2026]
Il maestro spagnolo occupa un posto centrale in una famiglia costellata di grandi talenti cinematografici (era lo zio dell’attore Javier Bardem), profondamente radicata nelle industrie culturali e dello spettacolo spagnole. Nel corso della sua carriera lavorò per portare sullo schermo una visione della realtà impegnata e militante. Nato a Madrid nel 1922, visse gli anni della formazione sotto la dittatura franchista, alla quale si oppose con fermezza e passione in quanto membro del Partito comunista spagnolo. I film che scrisse e diresse nella prima fase della sua carriera – segnati e limitati dalla censura, che cancellava o deformava deliberatamente parole, immagini e scene – costituiscono lucidi esempi di un cinema che, nonostante tutto, rifiuta il ricorso alla metafora e tende a un’espressione diretta, talvolta epica, talvolta di taglio didattico. La retrospettiva si apre con una commedia atipica, un’opera su commissione che Bardem punteggia di lampi sporadici ma incisivi di critica sociopolitica, e prosegue attraverso una rilettura di quelli che sono oggi considerati i suoi maggiori contributi al cinema in epoca franchista, insieme alle coproduzioni che consolidarono la sua reputazione internazionale. Chiudono la rassegna due esempi del cinema ‘libero’ di Bardem, realizzati nel contesto di un paese ormai avviato verso la democrazia.
A cura di Valeria Camporesi con l’assistenza di Mercedes Alcalá-Galiano e Raquel Cacho
Felices Pascuas (1954) • Cómicos (1954) • Muerte de un ciclista (Gli egoisti / Death of a Cyclist, 1955) • Calle Mayor (1956) • La venganza (Ho giurato di ucciderti / Vengeance, 1958) • El puente (Il ponte, 1977)