Visconti nasce nel 1906, in una famiglia che incrocia il passato e il futuro dell’Italia: tradizione nobiliare per parte di padre e imprenditoriale per parte di madre. Questa è probabilmente la chiave per leggere la sua attività d’artista, capace di portare nel cinema – l’arte del Novecento – la tradizione performativa dell’Ottocento. Rivoluzionario regista di prosa e lirica, contribuì a formare una schiera di costumisti, scenografi e sceneggiatori entrati nella leggenda, e una schiera di attrici e attori che con lui ebbero, al cinema e a teatro, i ruoli decisivi della loro carriera: da Delon alla Callas, dalla Valli a Lancaster, dalla Cardinale a Gassman, dalla Magnani a Mastroianni. Oggi consideriamo la sua filmografia un classico, ma dimentichiamo la dimensione sperimentale e di ricerca di tutta la sua carriera. Il suo primo, stupefacente, lungometraggio, Ossessione (1943), fu tagliato e condannato dal fascismo; gran parte dei suoi film successivi furono oggetto di epocali scontri censori. I cinquant’anni dalla morte sono l’occasione per riscoprire, anche attraverso nuovi, preziosi, restauri, la sua magistrale capacità nel mettere in scena il passato, nel costruire relazioni nuove tra la musica e le immagini, nel parlare, ancora e con forza, al presente.
A cura di Caterina d’Amico
Foto: Luchino Visconti sul set di Bellissima (1951) © Paul Ronald