Il paradiso dei cinefili

[2026]

Barbara Stanwyck, tutto quel che desideri

La sua capacità di stabilire un contatto immediato con il pubblico nasce dalla voce – ricca, stanca, tenera, vissuta, scettica, capace di muoversi con agilità tra asprezza e dolcezza. Poteva essere metallica, quasi mascolina e tagliente, oppure soffice come un cuscino di piume, talvolta nello stesso film: qualità ideali per un’attrice a suo agio in ogni genere, dal melodramma femminile al western, passando per il noir e la commedia sofisticata. Più iconoclasta che icona, attrice di carattere alla maniera di Bogart o Cagney, non era né una grande bellezza né una diva patinata. Ed è proprio questo – il suo rifiuto o la sua incapacità di lasciarsi ridurre a un’unica immagine – a costituire uno dei fattori determinanti della sua longevità. Se ai suoi tempi fu talvolta sottovalutata, la sua arte della sottrazione – la fluidità del movimento, l’immobilità nella quiete, l’intensità trattenuta – appare oggi sorprendentemente moderna. Attraverso i generi, la retrospettiva metterà in luce le molteplici sfaccettature di un’artista iconoclasta.

A cura di Molly Haskell

Ladies of Leisure (Femmine di lusso, 1930) d. Frank Capra • Night Nurse (L’angelo bianco, 1931) d. William Wellman • Baby Face (1933) d. Alfred E. Green • Stella Dallas (Amore sublime, 1937) d. King Vidor • The Lady Eve (Lady Eva, 1941) d. Preston Sturges • Ball of Fire (Colpo di fulmine, 1941) d. Howard Hawks • Double Indemnity (La fiamma del peccato, 1944) d. Billy Wilder • Clash by Night (La confessione della signora Doyle, 1952) d. Fritz Lang • All I Desire (Desiderio di donna, 1953) d. Douglas Sirk • Forty Guns (Quaranta pistole, 1957) d. Samuel Fuller

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