[FILM]
Sog.: ispirato ai personaggi del romanzo Frankenstein di Mary Shelley. Scen.: Gene Wilder, Mel Brooks. F.: Gerald Hirschfeld. M.: John Howard. Scgf.: Dale Hennesy. Mus.: John Morris. Int.: Gene Wilder (Dr. Frederick Frankenstein), Peter Boyle (la creatura), Marty Feldman (Igor), Madeline Kahn (Elizabeth), Cloris Leachman (Frau Blücher), Teri Garr (Inga), Kenneth Mars (ispettore Kemp), Gene Hackman (eremita cieco). Prod.: Michael Gruskoff per Gruskoff-Venture, Crossbow, Jouer. DCP 4K. D.: 106’. Bn.
Storico delle edizioni
Mel Brooks è il più divertente in assoluto. Su questo saremo senz’altro tutti d’accordo. Non serve dibatterne. Chi come me vuole cimentarsi con la commedia, sa già che non potrà mai essere il migliore. Mel ha già vinto. Possiamo invece discutere su quale sia il suo miglior film. In effetti la scelta è soggettiva. Se scegliete Mezzogiorno e mezzo di fuoco, Per favore, non toccate le vecchiette o Alta tensione non c’è modo di provare che abbiate torto. Ma io faccio il tifo per Young Frankenstein. Young Frankenstein è perfetto. È l’equivalente comico di Sgt. Pepper, del Grande Gatsby o dei New York Mets del 1986. Il ritmo e la densità delle battute sono incommensurabili. Le risate abbondano. Le battute piovono come i pugni di un pugile: in impetuose raffiche dalle più svariate angolazioni, con le migliori che ci sorprendono a guardia abbassata. Quale commedia moderna non ha un debito di riconoscenza verso Young Frankenstein? La comicità fisica è allo stesso tempo precisa e folle. La parodia del genere è perfettamente calzante, meticolosa e dettagliata. Da allora è stato realizzato un milione di film parodistici ma nessuno di loro neppure si avvicina a quello di Mel. Non hai bisogno di sapere alcunché su Frankenstein per amare questo film. In più, lo sguardo in macchina di Marty Feldman è così perfettamente a tempo e iconico, che praticamente è come se avesse inventato The Office nel 1974. […] Un’altra cosa da tenere a mente: Mel Brooks ha girato Young Frankenstein e Mezzogiorno e mezzo di fuoco nello stesso anno. Un regista ha mai avuto un anno migliore di quel 1974 di Mel Brooks? Victor Fleming ha girato Via col vento e Il mago di Oz nel 1939, ma Via col vento non è divertente per niente. E così Mel vince ancora. Qualche anno fa sono tornato a vedere Young Frankenstein in un cinema d’essai, e non ho mai assistito in un cinema a così tante risate, Ero invidioso, ma ho poi realizzato che non combatterò mai come Ali, non dipingerò mai come Picasso, né sarò mai divertente quanto Mel Brooks. Ma anche essere divertenti un terzo di quanto lo è stato Mel Brooks ti consente di vivere più che dignitosamente!
Judd Apatow, in Mel Brooks (con Rebecca Keegan), Frankenstein Junior. Memorie dal set e altre quisquilie, Sagema Editore, Vimercate 2016
Crediti di restauro
Per gentile concessione di Park Circus. Restaurato in 4K nel 2021 da Walt Disney Studios presso i laboratori Cineric e Audio Mechanics.
Il momento, quando arriva, possiede l’inevitabilità del genio comico. Il giovane Victor Frankenstein, nipote del conte da cui tutto ebbe inizio, ritorna in treno alla casa ancestrale. Quando il treno si ferma nella stazione, Victor avvista un ragazzino sul marciapiede, abbassa il finestrino e chiede “Scusa, ragazzo, siamo in Transilvania?”.
Sì, ci siamo, e Mel Brooks è perfettamente a suo agio in Young Frankenstein, il suo film più disciplinato e visivamente inventivo (si dà anche il caso che sia molto divertente). […] Nelle sue due commedie migliori prima di questa, The Producers e Blazing Saddles, Brooks aveva rivelato una rara anarchia comica. I suoi film non erano semplicemente divertenti, erano aggressivi e sovversivi, facendoci ridere anche quando in realtà avrebbero dovuto offenderci. (Spiegando questo fenomeno, Brooks ha dichiarato altezzosamente “I miei film si elevano al di sotto della volgarità”). Young Frankenstein fa ridere come ci si aspetta da una commedia di Mel Brooks, ma va oltre: rivela una crescita artistica e un controllo più sicuro del materiale da parte di un regista che un tempo sembrava disposto letteralmente a tutto per una risata. È più sicuro di sé e meno ansante.
Ciò accade in parte perché il genere stesso di cui fa la parodia gli fornisce una storia solida da smontare a piacimento. I bersagli di Brooks sono Frankenstein (1931) e Bride of Frankenstein (1935) di James Whale, rispettivamente il più influente e probabilmente il migliore degli horror hollywoodiani degli anni Trenta. Brooks controlla bene una fotografia in bianco e nero che cattura il sapore di quei film. Usa espedienti visivi datati ed effetti speciali ovvi (il viaggio in treno è un caso esemplare di scena ricostruita in teatro di posa). Rende la musica stridula al punto giusto. E si è perfino spinto ad affittare il laboratorio originale di Frankenstein, con le sue scariche di elettricità, i suoi effetti speciali ad alto voltaggio e la piattaforma elevatrice per intercettare i fulmini.
E così il film è la parodia di uno stile e non solo di un repertorio […] Dai titoli di testa (che riescono a farsi beffe di Frankenstein e di Quarto potere allo stesso tempo) all’allusivo refrain finale, Young Frankenstein non è solo un film di Mel Brooks ma anche un’amorevole testimonianza del nostro rapporto di amore e odio con i mostri. Stavolta, anzi, il mostro riesce perfino a imbastire una piccola relazione di amore e odio per conto suo.
Roger Ebert, “Chicago Sun-Times”, 1° gennaio 1974
Crediti di restauro
Per concessione di Park Circus. Restaurato nel 2012 da 20th Century Fox presso Cineric Labs. Il restauro sonoro è stato effettuato nel 2012 da Audio Mechanics