[FILM]

WILD BOYS OF THE ROAD

Cast and Credits

Sc.: Earl Baldwìn da un soggetto di Daniel Ahem. F.: Arthur Todd. In.: Frankie Darro, Dorothy Coonan, Edwin Phillips, Rochelle Hudson. P.: First National.16 mm.

Storico delle edizioni

Scheda Film

Nel novembre del 2011, quando la polizia di New York ha sgomberato con la forza Zuccotti Park, simbolo delle proteste di Occupy Wall Street, mi sono tornate in mente le immagini di questo film del 1933 in cui i giovani disoccupati vengono ripetutamente e violentemente cacciati dai vagoni merci e dalle baracche in cui hanno trovato riparo. Ma anziché opporsi al capitalismo e lottare per i diritti del ’99 per cento’, i ragazzi e la ragazza selvaggi di Wellman (lei è la sua futura moglie, Dorothy Coonan) si accontentano di sopravvivere, di trovare un lavoro e di aiutare le famiglie in difficoltà che si sono lasciati alle spalle. Sono intrappolati nel mondo fin troppo reale della Grande Depressione, mondo che Wellman si impegna a descrivere nel modo più accurato possibile. Come commenterà Bertrand Tavernier, “I film sociali di Wellman sono tra i più radicali e violenti del genere. Hal Wallis fece tagliare molte scene di Wild Boys of the Road che giudicava insopportabili per il pubblico e che per Wellman esprimevano la realtà della Depressione”. Al film fu anche affibbiato un inevitabile e artificioso lieto fine. Nonostante le imposizioni, Wild Boys of the Road spicca tra i film dell’epoca per la felice contrapposizione tra la dura realtà del tempo e la gioiosa innocenza della giovinezza. Eddie, Tommy e Sally illuminano uno schermo costantemente minacciato dall’oscurità. Ne è un perfetto esempio la scena in cui Eddie vende la sua amatissima auto per aiutare il padre disoccupato. Dopo aver consegnato al padre i ventidue dollari frutto di disperate contrattazioni, il ragazzo esce di casa e vede il garage vuoto e abbandonato. Dopo una breve pausa si allontana fischiettando le note di We’re in the Money, la canzone resa famosa da La danza delle luci (in cui Wellman, tra l’altro, vide per la prima volta Dorothy Coonan). Il motivetto sfuma, la realtà riprende il sopravvento e il ragazzo torna rabbiosamente sui suoi passi e chiude la porta delgarage. È una scena malinconica, malgrado l’intervallo sognante alla Busby Berkeley, e riporta alla mente una delle tante osservazioni di Manny Farber sul regista: “Wellman è il più interessante di tutti questi poeti degli spazi, soprattutto per gli scenari alla Hopper. Sa dipingere con lievi e furiosi colpi di pennello facciate di negozi, tetre camere da letto, la rapina in un distributore di benzina isolato. E mescolare i soprassalti di volgarità […] con una danza della composizione spaziale in cui la scena sembra costruirsi davanti agli occhi dello spettatore”. 

Gina Telaroli 

 

 

Copia proveniente da
Edizione2014
Versione del filmVersione inglese
SezioneWilliam Wellman, tra muto e sonoro

Scheda Film

Ampiamente ispirata al film sovietico PutNvka v zizn’ (Il cammino verso la vita, Road to Life) di Nikolai Ekk, WiId Boys of the Road è certamente il film che più direttamente affronta la Depressione, con una notevole franchezza, pur proponendo il New Deal rooseveltiano come sua definitiva soluzione.
“La gioventù di questo paese sta facendo l’autostop per l’inferno? Potete ignorare questo fatto, voltarvi le spalle. Ma esiste!” (Variety, 26/9/33)
“A differenza di molti film sulla Depressione, WiId Boys of the Road affronta il pericoloso problema del momento. […] Il messaggio della Warner è che i ragazzi devono essere protetti dai pericoli del vagabondaggio ma questo messaggio è largamente spurio e Wellman lo stravolge ogniqualvolta gli sia possibile. La sua visione della vita dei vagabondi è quella di una vita vissuta in maniera intensa, esuberante, generosa, di una sfida”. (Russell Campbell, The velvet Light Trap, n. 15, 1975)

Copia proveniente da
Edizione1990
Versione del filmVersione originale
SezioneLa verità seminuda – il cinema americano prima della Grande Censura (1930-34)