[FILM]
Scen.: M.: Artavazd Pelechian. Prod.: Studio Haïk. DCP. D.: 10’. Bn.
Sul treno da Mosca a Erevan, Pelechian filma uomini e donne di età ed etnie diverse. Un treno cinematografico, la durata di un viaggio, con i suoi frammenti di corpi e di vite colti di nascosto: volti, profili, sguardi, risate, sonno… Immagini afferrate nei mutamenti della luce, avvolte dal suono continuo della corsa, percorse dai sussulti del treno. Tutti presi dentro questo viaggio, insieme loro malgrado, i corpi si dissolvono nella contemplazione, fino a farsi astrazione. Un inno al viaggio, in cui l’azione è scandita dal rumore dei vagoni sui binari. I dettagli di questo tempo sospeso danno forma a un altro Menq, una comunità effimera che sprofonda nell’oscurità. Realizzato all’inizio degli anni Novanta durante il crollo dell’Unione Sovietica, Verj costituirà per Pelechian insieme a Vita – realizzato l’anno seguente – una sorta di dittico.
Pascale Paulat, “La Revue Documentaires”, n. 21, luglio 2007
Restaurato a partire da una copia positiva 35mm.