[FILM]
R.: Leni Riefenstahl. M.: Herbert Windt. Suono: Siegfried Schulz, Emst Schutz. P.: N.S.D.A.P.. Lor.: 3109m. D.: 40’. 35mm.
Non si tratta di un’opera che trasmette certe parole d’ordine o diffonde l’immagine che un regime dà di se stesso. Sì tratta di un film che organizza la visione, l’ascolto e la partecipazione dello spettatore immettendoli in un rituale il cui obiettivo è appunto l’affermazione e il perpetuamento dei principi basilari del nuovo Reich e della nuova politica. Per realizzare questo obiettivo, da un punto di vista delle proprie specifiche possibilità, il film si muove a tre livelli. Procede alla stilizzazione della realtà. L’evento reale, da cui pure si parte, viene “trattato” attraverso le procedure della ripresa, attraverso le angolazioni, attraverso l’illuminazione, attraverso il montaggio; di esso sono messe in risalto le componenti di forma, movimento, ritmo, così che possa essere reso funzionale a un disegno, a un ritmo complessivo; così che possa adeguarsi alle esigenze di una comunicazione simbolica. La stilizzazione si basa a sua volta su una serie di opzioni estetiche. Il quadro di riferimento della Riefenstahl (coincidente con quello che presiedeva alle scelte artistiche del regime è in questo caso quello dell’arte classica, seppure si tratti di una classicità semplificata e idealizzata attraverso il gusto volkisch. Ma è il terzo livello il più interessante. Se l’estetica praticata è di tipo neoclassico, l’insieme dei procedimenti utilizzati e l’atteggiamento stesso nei confronti della “tecnica” rientra in un orizzonte di tipo “sperimentale”, ricollegabile alle esperienze delle avanguardie degli anni Venti e Trenta. […] I presupposti del lavoro cinematografico vengono individuati nell’istantaneità, nel simultaneismo delle riprese. Si parla di cattura fulminea degli eventi, della possibilità di praticare una sorta di ubiquità della macchina da presa. […] Certo, ciò che guida e organizza queste nuove capacità visive è l’intuito, il che vuol dire l’ispirazione. Ma fino a questo punto ci si muove in un ambite, completamente diverso. Si avverte l’influenza, il peso, non solo delle concezioni di Ruttmann, ma addirittura di quelle di Vertov”. (Leonardo Quaresima in Riefenstahl, La Nuova Italia)