[FILM]
Scen.: Szu-Tu An. F.: Nai-Tsai Lan. M.: Hsing-Lung Chiang. Scgf.: Ching-Shen Chen. Int.: Chen Ping (Fung Ying), Wang Chung (Lau Wai), Shao Yin-yin (Lee Sai Chu), Chuang Li (Ah Fong), Wang Hsieh (Dai Gi-Luk), Ku Kuan-chung (Henry Chu Ting-lai), Chen Kuan-tai (Shing). Prod.: Shaw Brothers. DCP. Col.
Negli Stati Uniti, Roger Corman incoraggiava scaltramente i suoi protetti della New World Pictures (come Jonathan Demme e Jonathan Kaplan) a innestare spunti di critica sociale nei loro film di exploitation carceraria femminile a basso costo. Dall’altra parte del Pacifico, una nuova e ambiziosa generazione di registi sotto contratto alla Shaw Brothers – tra i quali spicca il famigerato Kuei Chih-hung, una sorta di ‘ribelle all’interno del sistema’ cui si devono Storia segreta di un lager femminile e vari altri shocker pruriginosi – dava voce al malcontento per le condizioni di vita nella Hong Kong coloniale britannica, e tutto ciò proprio sotto il naso di Sir Run Run Shaw, il dispotico magnate da poco insignito del titolo di cavaliere. Abbandonando i rigidi vincoli di Movietown, questi registi preferivano riprese in esterni più crude e dirette, con gli attori che si esprimevano a gola spiegata nel cantonese parlato a Hong Kong anziché nel mandarino standard più facilmente esportabile.
Sa dam ying è un libero spin-off di The Teahouse (Sing gei cha low) e Big Brother Cheng (Da ge Cheng) di Kuei (entrambi costruiti su misura per Chen Kuan-tai, qui in veste di ‘guest star’). A dirigerlo è Sun Chung, che aveva già lavorato con la protagonista Chen Ping in The Sexy Killer, pastiche targato Shaw Brothers che si ispirava al personaggio di Pam Grier in Coffy. Qui l’attrice interpreta Ying, un’agguerrita agitatrice dal passato oscuro che difende le colleghe oppresse della fabbrica tessile in un patto di sorellanza contro le mani sudicie e la violenza brutale dei miserabili misogini al comando. Sia chiaro: si tratta di un film progressista o femminista solo nel senso più lato del termine, essendo scritto, prodotto e diretto da uomini; il tono grossolano è fissato fin dalle prime sequenze, con Ying che picchia una molestatrice lesbica nei bagni della fabbrica, mentre sesso e nudità gratuiti abbondano per tutta la durata del film. Ciò nonostante, gli spettatori dallo stomaco più forte, disposti ad accogliere narrazioni di riscatto femminile in qualsiasi forma esse si presentino, troveranno non poche gratificazioni trash: dalle coreografie di combattimento ruvide e scatenate del compianto Tong Kai alla colonna sonora di musiche di repertorio, eclettica e dal gusto vagamente groovy (con brani di Giuliano Sorgini) curata da Frankie Chan, il tutto fotografato nella gloriosa e sgargiante estetica dello Shawscope.
James Flower
Crediti di restauro
Restaurato nel 2026 da Arrow Films presso i laboratori L’Immagine Ritrovata e Dragon Studios, a partire dal negativo originale 35mm.