[FILM]

RESTO UMANO

Cast and Credits

Int.: Maddalena Céliat, Ettore Berti, Paola Monti, Guido Brignone. P.: Film d’Arte Italiana, Roma. 35mm. L.o.: 615m. L.: 600m. D.: 29‘ a 18 f/s.

Storico delle edizioni

Scheda Film

«Gran successo della film Resto Umano, interessante e sensazionale dramma in due parti del Consorzio Pathé costituente una delle tante scene della seduzione che purtroppo avvengono ai nostri giorni.» («La Cine-Fono e la Rivista Fono-Cinematografica», 15/5/1913)


Chi è il «resto umano»? Il film racconta la storia di una moglie insoddisfatta che legge Madame Bovary e abbandona il tetto coniugale per inseguire un giovane poco affidabile. L’epilogo del film mostra il suo cadavere pronto per essere sottoposto ad autopsia. Il medico che verrà chiamato a compierla sarà proprio il marito, ignaro della sua sorte. È dunque il cadavere il «resto umano» che dà il titolo al film? La trama, in realtà, è stata costruita intorno al medico, il dottor Mario, e sta in questo la vera modernità del film. Il vero «resto umano», dunque, non è il cadavere, ma proprio quest’ultimo, che, già ferito dall’abbandono della moglie, si trasforma in un povero pazzo.

Il restauro del film era già stato realizzato nel 1996, a partire da un duplicato positivo su supporto di sicurezza, conservato dalla Cinémathèque Française. Alla luce di nuove conoscenze relative ai colori, il film presentato oggi appare in una veste nuova, ricca di imbibizioni e viraggi, ottenuti grazie al Desmetcolor. Le didascalie, assenti dal negativo, sono state ricostruite grazie al ritrovamento della sceneggiatura originale del film, conservata presso la Bibliothèque Nationale de France, Département des Arts du Spectacle, e tradotte in italiano.

Alessia Navantieri, Michele Canosa

 

Copia proveniente da

Crediti di restauro

Nuova edizione 2002 a colori da L’Immagine Ritrovata

Edizione2002
Versione del filmDidascalie italiane
SezioneOsservatorio del cinema muto italiano: film d’arte italiana

Scheda Film

Tra il 1909 e il 1914, la FAI ha prodotto 126 film; poi l’attività è andata scemando fino a produrre un solo film per anno intorno agli anni Venti. In tutto, fanno più di 150 titoli. Di questi, fin qui, sono stati reperiti una sessantina. A prima vista, si conferma quanto già all’epoca si andava pubblicizzando: privilegio dei film in costume, che siano avvenimenti storici o volgarizzazioni di opere letterarie o teatrali classiche (da Shakespeare a Schiller, e così via). Tuttavia – e non è cosa acquisita – non mancano i cosiddetti “film psicologici”, ovvero melodrammi borghesi (…). O ancora questo inaspettato film, Resto umano (1912), che vede tra i suoi interpreti Guido Brignone: una signora legge Madame Bovary e finisce fra le braccia di un farabutto, un falso conte che finirà prima per perderla, poi per pugnalarla…Il marito della Signora è, per tutta precisione, uno stimato medico; gli chiedono di eseguire un’autopsia su un cadavere, e il cadavere non è che sua moglie. Niente male per un film d’art! Come va a finire? Il medico impazzisce – ma questo l’ho appreso da una trama d’epoca giacché la copia del film è mutila.

Michele Canosa, “Muto di luce”, in Fotogenia, n. 4/5, 1999

 

Copia proveniente da

Crediti di restauro

La presente edizione è stata realizzata nel 1998 a partire da un duplicato positivo su supporto di sicurezza conservato dalla Cinémathèque Française. Le didascalie, assenti dal negativo, sono state integrate grazie al fondo di sceneggiature originali conservate dalla Bibliothèque Nationale de France, Département des Arts du Spectacle, e tradotte in italiano

Edizione2000
Versione del filmDidascalie italiane / Italian intertitles.
SezioneOsservatorio del cinema muto italiano