[FILM]
Tit. it.: “I due volti della vendetta”; Scen.: Guy Trosper, Calder Willingham, dal romanzo “The Authentic Death of Henry Jones” di Charles Neider; F.: Charles Lang Jr;M.: Archie Marshek; Scgf.: Hal Pereira, J. McMillan Johnson; Cost.: Yvonne Wood; Trucco: Wally Westmore, Phil Rhodes (per Marlon Brando); Mu.: Hugo Friedhofer; Int.: Marlon Brando (Rio), Karl Malden (Dad Longworth), Pina Pellicer (Louisa), Katy Jurado (Maria), Ben Johnson (Bob Amory), Slim Pickens (Lon), Larry Duran (Modesto), Sam Gilman (Harvey Johnson), Timothy Carey (Howard Tetley), Miriam Colon (“Redhead”), Elisha Cook, Jr. (cassiera della banca), Rudolph Acosta (capo dei “rurales”), Ray Teal (barista); Prod.: Frank O. Rosenberg per Pennebaker/Paramount 35mm. D.: 141’ Col.
Storico delle edizioni
Primo e unico film diretto da Marlon Brando, questo originalissimo western non è solo una delle sue interpretazioni migliori e più misurate (soprattutto se si pensa che Brando aveva solitamente bisogno di registi di polso che gli impedissero di strafare), ma anche un debutto molto promettente, e, visto che fu anche la sua ultima regia, uno dei migliori esempi di carriera costituita da un solo film.
La produzione fu molto accidentata; la sceneggiatura fu scritta inizialmente da Rod Serling e poi da Sam Peckinpah (il che spiega alcune analogie con Pat Garrett & Billy the Kid, 1973) quando a dirigere il film doveva essere Stanley Kubrick, e infine riscritta da Calder Willingham e quindi da Guy Trosper quando Brando prese in mano il film. Ci vollero quasi tre anni (dal 1958 al 1960) per terminare le riprese. Il risultato fu una prima versione della durata di cinque ore, poi accorciata a due ore e ventuno minuti per l’uscita in sala nel 1961, che avvenne tra i timori di un insuccesso commerciale e l’insoddisfazione di Brando per il final cut.
A prima vista la trama sembra una convenzionale storia di tradimento e vendetta. Ma le cose non sono così semplici, una volta elaborate e girate con ritmo lento e con una visione del mondo romanticamente tragica. Innanzitutto non c’è un eroe: le uniche brave persone del film sono Modesto (Larry Duran), che viene ucciso, e Louisa (Pina Pellicer), che nelle intenzioni di Brando doveva morire alla fine del film (e gli spari suggeriscono comunque che è questo il destino più logico della povera ragazza).
One-Eyed Jacks è inoltre uno dei rarissimi western (me ne vengono in mente tre in tutto) in cui il mare ha una presenza significativa, segnando un cambiamento di paesaggio di grande impatto visivo. Anche la recitazione è eccellente, affidata com’è a un cast eterogeneo composto da attori di diverse ‘scuole’, dal collega dell’Actors Studio Karl Malden in uno dei suoi ruoli migliori ai messicani Pina Pellicer, Katy Jurado e Rodolfo Acosta, dai fordiani Ben Johnson e Hank Worden a interpreti noir come Elisha Cook, Jr. e Timothy Carey. Peccato che Brando non abbia diretto altri film.
Miguel Marías
Crediti di restauro
Restaurato da Universal Studios in collaborazione con The Film Foundation. Un ringraziamento speciale a Martin Scorsese e Steven Spielberg per la loro consulenza sul restauro
È l’ultimo film girato in VistaVision.
One-Eyed Jacks rinnova un genere canonico, il western, con una propria autonomia di ricerca e di linguaggio. È un film affascinante e personalissimo. Vi si avvertono, prima che diventassero cliché, modelli giapponesi e un gusto bizzarro del realismo, con quel villaggio di pescatori cinesi, quella prigione messicana, o quella cittadina californiana, con la sua fiesta a cavallo tra due culture di cui una radicata e antica e l’altra in formazione ma già “padrona”. L’interpretazione di Brando è a misura del film. Brando è così dentro il personaggio e il film, il suo personaggio e il suo film, da vincere su ogni imperizia e ogni eccesso. Più simile a William S. Hart, il “Rio Jim” del muto, che ai John Wayne e ai Gary Cooper della tradizione sonora, il suo Rio trascina un’adolescenza in chiave romantica e oscura.
Goffredo Fofi, Tony Thomas, Marlon Brando, Roma 1982