[FILM]

NUBIA, WADI HALFA AND THE SECOND CATARACT

Cast and Credits

Prod.: Charles Urban per Natural Color Kinematograph Company. DCP. D.: 6’. Col.

Storico delle edizioni

Scheda Film

Tra i film in Kinemacolor superstiti, questo è uno dei più interessanti e di maggior successo. Ricco di dettagli avvincenti e composto magistralmente, il film si distingue anche per i diversi colori della pelle umana mostrati. Con tutta la cautela imposta da qualsiasi forma di etichettatura etnica, ricordiamo che la riproduzione accurata del colore della pelle era considerata determinante nel giudicare un sistema cromatico, fotografico o cinematografico che fosse. Se i volti andavano bene, anche il resto del film sarebbe stato convincente, e i volti del Kinemacolor convincevano sempre. La presenza di turisti europei sui luoghi, all’odierno confine tra Egitto e Sudan, non fa che arricchire ulteriormente un appassionante esempio di osservazione documentaria.

Luke McKernan

Copia proveniente da

Crediti di restauro

Restaurato in 4K dal laboratorio L’Immagine Ritrovata a partire da un positivo nitrato d’epoca Kinemacolor bianco e nero

Edizione2017
SezioneAlla ricerca del colore dei film: Kinemacolor e Technicolor
Proiezioni
27 GIUGNO 2017[14:15]
Cinema Arlecchino
28 GIUGNO 2017[09:00]
Cinema Arlecchino

Scheda Film

Dopo aver risolto, con il cinematografo, il problema della fotografia animata, Louis Lumière risolverà un’altra questione fondamentale della fotografia: il colore. Alle fine del 1903 brevetta il procedimento dell’autocromia, un sistema tricromatico basato sulla sintesi additiva di verde, blu-violetto e arancione, che nelle immagini diapositive su lastre di vetro si presenta con colori meravigliosi. Introdotta sul mercato nel 1907, l’autocromia rimane per trent’anni l’unica fotografia a colori diffusa e di successo fino al 1936, quando Kodak mette sul mercato il Kodachrome. Nello stesso anno fa la sua comparsa la prima pellicola a colori moderna, con i copulanti cromogeni incorporati nell’emulsione, l’Agfacolor-Neu.

Tra i tanti procedimenti sperimentali che puntano a ottenere immagini colorate in movimento, soltanto il Kinemacolor dell’inglese George Albert Smith ha un certo successo. È un sistema additivo bicromatico, basato sull’esposizione e la proiezione di un film in bianco e nero attraverso i due filtri alternati del rosso e del verde. La velocità di proiezione è di 32 immagini al secondo. Il Chronochrome di Gaumont, presentato per la prima volta il 15 novembre 1912, consiste in una macchina da presa a tre lenti (e il proiettore a tre filtri); questo sistema tricromatico additivo produce colori incantevoli, ma i costi elevati e la tecnica complicata pongono un limite insuperabile alla sua diffusione.

Nei primi anni Dieci il modo più normale per ottenere un film a colorazione ricca e complessa è la combinazione delle tecniche di colorazione con colori applicati su pellicola positiva in bianco e nero: imbibizione, viraggio, pochoir e colorazione a mano.

Tutti i film qui presentati sono delle riproduzioni moderne approssimative che fanno uso della pellicola a colore.

Mariann Lewinsky

Copia proveniente da
Edizione2009
Versione del filmSenza didascalie
SezioneAlla ricerca del colore dei film