[FILM]
T. l.: Il re dei truffatori R.: Viktor Tourjansky; Sc.: Robert Liebmann, da una novella di Hans Szekely; F.: Carl Hoffmann; In.: Ivan Mosjoukine (Manolescu), Brigitte Helm (Cleo), Heinrich George (Jack), Dita Parlo (Jeanette); P.: Universum-Film AG (UFA), Berlino. L.: 1735 m., D.: 70’ a 24 f/s.
“Mi interesso ardentemente alle infinite possibilità del cinema. La vasta gamma di espressioni attoriali, così come la padronanza dello spazio, l’incessante mutare delle immagini ecc., danno vita ad un’arte completamente nuova e del tutto specifica, in nome della quale vale la pena dare fondo alle proprie ultime energie”.
Viktor Tourjansky, Wir über uns selbst, a cura di Hermann Treuner, Berlin, 1928
“Le metropoli mostrano a profusione i propri stimoli visivi. Cieli notturni e serate sfavillanti a Parigi. Ancora e sempre Parigi, l’unica. Un luogo incantato a Montecarlo. Barocco berlinese. Grattacieli newyorkesi. E, in mezzo, bellezze d’albergo, storie d’amore su treni di lusso, Riviera, Svizzera, alloggi sfarzosi, costose stanze da bagno, feste mondane e danzanti, un’apparizione di un’orchestra russa, tutto questo girato con ritmo inebriante, musica d’immagini, in mancanza di cinema sonoro”.
Hans Feld, Film-Kurier, n. 200, 23. 8. 1929
“Tourjansky adotta uno stile ed un linguaggio astratti e al contempo si colloca accanto ai modelli rappresentativi del realismo. Conosce il valore intrinseco della linea e utilizza la forza espressiva di un nero ben accentuato su sfondo bianco […]. In Manolescu Tourjansky non si limita ad impiegare e far recitare Brigitte Helm (Cleo) come una diva straordinaria, una copia erotizzata di Greta Garbo e una sua caricatura. Diversamente da Fritz Lang, che in Metropolis riduce la Helm a donna-bambina, vestita di lino e con un colletto bianco […] e diversamente da Hans Schwarz, che in Die wunderbare Lüge der Nina Petrowna (1929) limita il suo interesse unicamente a delle pose inutilmente languide di Brigitte Helm, Tourjansky scopre la nervosa spigolosità dell’attrice e la conferma nella sua mimica e nei suoi gesti. In nessun altro film Brigitte Helm è talmente costretta, persona fragile, ipersensibile, stridente nel muto linguaggio del corpo […]. Attimi di amore e desiderio erotico: Tourjansky è un regista di donne”.
Wolfgang Jacobsen, Arrangeur verborgener Gefühle, in Fantaisies russes Russische. Filmmacher in Berlin und Paris 1920-1930, a cura di Jörg Schöning, München, Text + Kritik, 1995