[FILM]

LOVE

Cast and Credits

R.: Edmund Goulding e, in parte, Dimitri Buchowetzki. S.: Lorna Moon, dal romanzo Anna Karenina di Lev Nikolaevic Tolstoj. Sc.: Frances Marion. F.: William Daniels. M.: Hugh Wynn. In.: Greta Garbo (Anna Karenina), John Gilbert (Conte Aleksei Wronsky), George Fawcett (Granduca), Emily Fitzroy (Granduchessa Betsy), Brandon Hurst (Senatore Karenin), Philippe De Lacy (Serezha, il figlio di Anna). P.: Metro-Goldwyn-Mayer. L.: 2250 m., D.: 80’ a 24 f/s.

Scheda Film

“Lo stesso anno in cui viene realizzato Flesh and the Devil la MGM, ben decisa a sfruttare l’affiatamento romantico tra Garbo e John Gilbert che già riempiva le cronache hollywoodiane, precipita i due attori in una versione molto soft di Anna Karenina, diretta da Edmund Goulding e intitolata Love (ad un titolo tanto generico ci si risolse per la possibilità di pubblicizzare il film con la scritta Greta Garbo e John Gilbert in Love). Per Garbo, l’incontro con Anna pare d’altra parte naturale e necessario: la perfetta icona letteraria dell’autodistruzione romantica trova il viso e il corpo che, per una sorta di affinità genetica profonda, saprà restituire ogni luce, ogni ombra, ogni tremito del suo abbandono e del suo strazio. Invece, sorprendentemente, lo studio decide di dare alla storia una virata più morbida, di addomesticarne la crudeltà. Il film di Goulding prolunga la felicità di Anna e Vronsky, cullati nelle loro scene di amore bucolico sotto gli alberi, nei loro luminosi abiti bianchi, negli abbracci di cui Goulding e Daniels curano il perfetto equilibrio chiaroscurale. Arrivano poi le scene della solitudine, il corpo già sottile di Garbo al centro dei consueti spazi dal lusso gelido, l’incontro di lei e di Vronsky nel riflesso di un grande specchio, quando entrambi sembrano già fantasmi e la loro passione un’ombra che li opprime. Ma anche lasciando da parte l’assurdo finale di molte copie tuttora circolanti (Anna e Vronsky felicemente riuniti dopo la morte di Karenin), la prima Anna Karenina, più sensuale e meno stilizzata della successiva versione firmata da Clarence Brown, ha la colpa di sottrarre a Garbo quel destino che le apparteneva di diritto: e fa del suo suicidio finale una sorta di puro sacrificio, non la resa cupa, pulsionale, alla fine del desiderio, non l’abbandono a ciò che, Garbo sembra saperlo da sempre, comunque ci aspetta al di là del principio di piacere.

Paola Cristalli, Cinegrafie, n. 10, 1997

 

Copia proveniente da
Edizione 1997
Versione del film Didascalie inglesi
Sezione Silent Garbo