[FILM]
F.: Pierre Lhomme; Su.: Claude Martin; Ass. regia.: Jean-Pierre About; Int.: Jean Renoir, Henri Langlois; Prod.: Centre National de Documentation Pédagogique, Ministère de l’éducation nationale, France; Serie: Aller au cinéma. DigiBeta.
Storico delle edizioni
Rohmer traccia un parallelismo fra la pittura di Hals e Rousseau il doganiere e il cinema di Lumière, dove la casualità, solo apparente, era invece il risultato di un’attenta ricerca. Inoltre interroga Jean Renoir e Henri Langlois sulla sequenza leggendaria dove il primo treno del cinema ‘piombava’ su spettatori spaventati durante il primo spettacolo pubblico a pagamento della storia del cinema. «La cosa più grande dei film Lumière sta nel fatto che essi non hanno fatto vedere la storia, ma la vita. E la vita non significa quello che si pensa così sulle prime, e cioè che ci si sia messi in un punto qualunque e si siano fatte vedere delle persone che passavano per la strada… la vita è qualcosa di più profondo, ed è per questo che i film Lumière hanno tanta importanza. La vita non è solo l’oggetto esterno, è l’aspetto, è la filosofia dell’epoca, è l’arte dell’epoca, il pensiero dell’epoca, il modo di vita dell’epoca». (Langlois)
Crediti di restauro
Copia proveniente da: Fonds audiovisuel du SCEREN-CNDP
Il cinema nasce veggente. “Il più grande trucco sarebbe la scoperta di un’immagine cinematografica nuda, spogliata, impudica e per questo pudica, immagine frontale, immobile, movente sensibile illuminata, l’immagine Lumière” (Marcel Hanoun). Dal film di Rohmer in forma di scrigno alla pura astrazione espressione dell’incredibile motilità dei film Lumière in Tsherkassky.