[FILM]
Sog.: Georges Docquois; Int.: Marguerite Brésil, Henri Desfontaine, Jacques Grétillat; Prod.: S.C.A.G.L. (Pathé No. 2588) 35mm. L. or.: 310 m. Bn.
Storico delle edizioni
Venite voi tutti che siete stanchi e oppressi, venite nel cinema del 1911! Anche Tontolini era depresso, ma torna a sorridere dopo essere entrato al cinematografo ed avere visto un film… di Tontolini. La presenza fisica degli artisti scavalca questi cento anni, e, travolti dalla magia dei loro movimenti, cadiamo nell’incantesimo del puro presente. Victor Klemperer, spettatore entusiasta (e scrittore di diari), nel 1912 scrive che il cinema mostra “la vita liberata e non più terrestre” e che la proiezione cinematografica è “un gioco felice con gli accadimenti della vita: le figure passano sullo schermo leggiadre ed inesauribili, mentre tutta la fatica rimane alle spalle” (Das Lichtspiel, 1912). Il poliziesco, il genere-cardine del 1911, sarà presentato nella seconda parte del programma d’apertura. Paura e tensione si sviluppano in questi due film di Albert Capellani, anche perché gli innocenti vengono incarcerati e condannati come assassini. L’ultima inquadratura di L’Homme aux gants blancs è molto intensa. Un esterno, le strade di Parigi, la cinepresa è una sorta di spettatrice tra gli spettatori, guarda l’arrestato che viene accompagnato verso l’automobile della polizia. Lo sguardo oggettivo della mdp funge da drammatico contrasto con il nostro sapere dell’indimostrabile innocenza dell’uomo arrestato e della colpevolezza dell’altro; sensazione che ci rimane addosso in modo insistente, mentre sullo schermo i passanti iniziano a diradarsi, i protagonisti scompaiono e la scena si dissolve. Ma a noi spettatori è stata mostrata la vera storia dei Guanti Bianchi: come sono stati ordinati per telefono – in una spettacolare immagine tripartita – dal facchino dell’hotel; come – in un primo piano simile a una foto di prova indiziaria – la venditrice vi ha cucito sopra un bottone che identificherà il proprietario dei guanti. Che cadranno inavvertitamente a terra dalla sua tasca, mentre è intento a togliere la collana di perle rubata, e saranno poi raccolti e indossati dall’assassino…
Il caso di Joseph Lesurques (Le Courrier de Lyon, 1911), giustiziato nel 1796, diviene nel 19° secolo non solo soggetto privilegiato per piéce teatrali e romanzi, ma assurge a caso esemplare di errore giudiziario nella lotta contro la pena di morte – dal 1795 al 1981, quando Mitterrand avanza la proposta di legge per la sua abolizione. La virulenza politica viene messa in luce anche nel testo pubblicitario del 1911: “La scena presentata questa settimana dalla Pathé Frères è la storia di un dramma orribile che si concluse con l’errore giudiziario più spaventoso del secolo scorso. Questo potente dramma è stato ricostruito dalla Société cinématographique des auteurs et gens de lettres (SCAGL) con una cura nella messa in scena spinta all’estremo e interpretato dai maggiori artisti dei teatri di Parigi. L’azione è stata girata nei luoghi dove si svolse la vicenda e gli spettatori che assisteranno a questo spettacolo straziante rivivranno davvero questi avvenimenti dolorosi che ebbero luogo quasi più di cent’anni fa” (Ciné-Journal, 135, 25 marzo 1911).
Crediti di restauro
Restaurato nel 2011 grazie alla Fondation Jérôme Seydoux-Pathé presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata a partire da elementi 35mm e 28mm
I film di questi anni sono anonimi e seriali, ed il più delle volte non conosciamo i nomi di chi partecipa sullo schermo né di chi sta dietro alla camera. E non abbiamo bisogno di conoscerli; sono la casa di produzione e la serie di produzione ciò che definisce un film del 1905 o del 1908. Eppure, per quanto riguarda il programma del 1907, davanti ad Amourd’esclave, una sontuosa messinscena d’antichità, mi sono chiesta per la prima volta: “Chi ha fatto questo film così raffinato?”. Bousquet fece il nome di Albert Capellani, e continuando a sfogliare nel suo catalogo risultò che altri due film eccezionali nel programma del 1907 erano infatti di Capellani, ovvero il dramma femminile realistico e suggestivo Les deuxsoeurs e la giocosa féerie Pied de mouton: un’affettuosa celebrazione della quinta di cartone poco prima della sua scomparsa.
Ma qualcuno ha cercato di capire come sia potuto accadere che la storia del cinema prima del 1920 sia stata sintetizzata per decenni nella linea Lumière-Méliès-Griffith e non in quella Lumière-Méliès-Capellani- Griffith? Una cancellazione di memoria sotto il comandamento della propaganda anti-cultura-borghese dei surrealisti? Capellani diffonde nei cinema a partire dal suo primo film – l’efficace Le chemineau del 1905, basato su un episodio dei Misérables di Victor Hugo – contenuti e qualità della cultura borghese, porta sullo schermo Zola, Hugo, Daudet – il suo Arlesienne del 1908 è andato purtroppo perso -, infonde ai suoi numerosi film fiabeschi (scènes des contes) e alle scene bibliche e storiche un’opulenza d’allestimento di buon gusto, adotta gli sviluppi più attuali della danza moderna e lavorerà con le sue star Stacia Napierkowska e Mistinguette; molto versatile, trova e utilizza per ogni genere i giusti mezzi. Nelle scènes dramatiques come Les deux soeurs e Mortelle idylle (1906) porta a valorizzazione per lunghi momenti nelle scene d’esterno l’effetto realistico della fotografia, in un modo per quel tempo senza precedenti. Ma non ne ha nemmeno bisogno, la sua forza cinematografica è tale che i fiocchi di neve di ovatta in Le chemineau sembrano terribilmente freddi. Albert Capellani è nato nel 1870, formazione d’attore (come suo fratello Paul, che lavorerà per la Pathé) al Conservatorio di Parigi. Quando entra alla Pathé, nel 1905, ha alle spalle un’attività d’attore al Théatre Libre di André Antoine e all’Odéon), di regista (con Firmin Gémier) e direttore amministrativo (del Music-Hall L’Alhambra). Nell’estate del 1908 è nominato direttore della nuova Société cinématographique des auteurs et gens de lettres (S.C. A.G.L.), creata da Charles Pathé come risposta alla fondazione della Societé film d’art (febbraio 1908). Fino alla fine del 1908 Capellani realizza per la S.C.A.G.L. L’Arlesienne (perduto), L’homme aux gants blancs (in parte perduto) e L’assomoir (non programmato quest’anno), che con i suoi 740m (circa 45′ a 16f/s) si avvicina alla durata del lungometraggio. (La prima proiezione, secondo quanto riportato da Bousquet, fu al Cirque d’Hiver a Parigi, il 21 dicembre 1908).
Mariann Lewinsky