[FILM]
P.: Pathé Frères L.: 190m, D.:11’, col. e bn, 35mm
Due versioni di questo film: una pochoir proveniente dal CNC – Service des Archives du Film e una in bianco e nero dalla Cinémathèque Royale Belge.
Storico delle edizioni
Tradimento, morte, follia, suicidio e la presenza di un mulino a vento sinistro che conferisce a questo breve film di sei minuti dimensioni epiche (cfr. Eric de Kuyper, Alfred Machin, 1995). L’anziano marito crocifiggerà il giovane rivale lungo le pale del mulino mentre l’oscuro battito di pale nel fiume scandisce il finale di morte. È questo il film che Julien Green (1900-1998) ha visto da bambino e che lo ha inseguito nei suoi incubi oppure i suoi ricordi del 1942 sono imprecisi? In ogni modo, gli stessi elementi e la stessa atmosfera – un fiume, un “mulino vendicatore” e un crescendo di ferocia da incubo.
Crediti di restauro
Restaurato da CNC – Archives Françaises du Film
“Un mulino in fiamme è impressionante: nell’aria il fuoco infuria volteggiando. Ma pure senza incendio, normalmente, le ali rotanti di un mulino hanno in sé qualcosa di angosciante e di sinistro: il vento si scaglia con forza cieca nella sua trappola; l’aria turbina con violenza… la macchina combatte contro la natura.
I mulini a vento (in Machin) hanno un aspetto falsamente domestico, ipocritamente familiare; non sono mai elementi di nostalgia. Grazie alla loro presenza questi ‘piccoli film’ acquistano un aspetto epico; vi spira un’aria al limite della follia. Siamo lontani dalle ‘ali del mulino (che) proteggono gli innamorati’… È soltanto nel cuore della città, in La chanson de la Butte, che i mulini (anche quello del Moulin Rouge) sembrano idillicamente campestri (French Cancan, Renoir, 1955)! In Machin le pale del mulino servono a tutt’altro scopo: il marito geloso vi ‘crocifigge’ il suo rivale (Le moulin maudit)!
L’aria – come vento che continuamente accarezza capelli e vestiti, anche nelle scene in studio – è onnipresente nei film di quest’epoca, simboleggiata a ogni pié sospinto da quei ‘bei tramonti’. Che in Machin sono rari – lui preferisce attraversare il cielo con gli aeroplani… (sappiamo che è stato uno dei primi a realizzare riprese aeree). Poi abbiamo il fuoco, con i suoi incendi che intervengono a prolungare il culmine del dramma (L’Or qui brûle, Le secret de l’acier); e l’acqua, con il mare come tema visivo ricorrente…
Non è certo un caso, si dice, se il cinema di quest’epoca, che amava i racconti chiari e precisi – o per lo meno senza fronzoli psicologistici -, è stato ossessionato dalle immagini che utilizzavano emblematicamente i quattro elementi, il quinto dei quali potrebbe essere, forse, ‘l’urbano’”.(Eric de Kuyper)