[FILM]
Sog.: Harry d’Abbadie d’Arrast, Douglas Z. Doty. Scen.: Harry d’Abbadie d’Arrast, Douglas Z. Doty, Donald Ogden Stewart, Herman J. Mankiewicz. F.: George Folsey. M.: Helene Turner. Mus.: Vernon Duke. Int.: Nancy Carroll (Peggy Gibson), Fredric March (Paul Lockridge), Frank Morgan (C. Mortimer Gibson), Glenn Anders (Ralph Le Sainte), Diane Ellis (Marjorie Gibson), Leonard Carey (Benham), Ollie Burgoyne (Pearl). Prod.: Monta Bell, Herman J. Mankiewicz per Paramount Publix Corp. 35mm. Bn.
Storico delle edizioni
Una ballerina (Nancy Carroll) sposa un magnate molto più anziano (Frank Morgan) ma non riesce a rompere con uno scultore ombroso e amareggiato (Glenn Anders, che forse proprio grazie a questo personaggio dalle tendenze suicide incoraggiò Orson Welles ad affidargli il ruolo del più divertente ma altrettanto raccapricciante Grisby in La signora di Shanghai) e un allegro pianista-compositore (un Fredric March più vitale che mai). Il fatto che non si riesca neanche a stabilire con certezza se Laughter abbia un lieto fine è probabilmente l’aspetto migliore del film, o almeno il più interessante.
È forse il film di Hollywood che più si avvicina alla ricercatezza e al narcisismo autocritico della prosa flapper di Francis Scott Fitzgerald, con tanto di triste ambivalenza nei confronti del lusso e dei lustrini. Girato negli Astoria Studios della Paramount appena pochi mesi dopo il crollo di Wall Street, il film precorreva nettamente i tempi, anticipando di svariati anni la screwball comedy, il marxismo di Donald Ogden Stewart e i dialoghi comici basati sull’inversione dei ruoli domestici. Farsa malinconica messa insieme da privilegiati gaudenti che sanno sovrapporre i doposbornia mattutini alle vertiginose serate di eccessi che li hanno prodotti, dà l’impressione di esprimere le sensibilità personali di almeno due dei tre autori accreditati della sceneggiatura originale candidata all’Oscar: il regista Harry d’Abbadie d’Arrast, Stewart e forse anche il meno noto Douglas Doty.
Ma che dire del probabile produttore del film, Herman Mankiewicz? Alcune fonti citano invece Monta Bell, perciò forse i due coprodussero, e magari Mank collaborò alla sceneggiatura (insieme a Carole Lombard, che a quanto si dice diede alcuni utili suggerimenti), ma chi lo sa, e a chi importa? In seguito Mankiewicz disse che questo film era il suo preferito tra quelli a cui aveva lavorato, dando la colpa del suo insuccesso commercia le alle deprimenti restrizioni imposte alla vacuità dello sfarzo – restrizioni che si ripropongono in Quarto potere. D’Arrast era un aristocratico che alla fine abbandonò il cinema per lavorare in un casinò francese; Mankiewicz e Stewart erano talenti dell’Algonquin, e condividevano una visione caustica dell’Art Deco, ma il primo finì sulla lista nera e dovette trasferirsi in In ghilterra, il secondo continuò a bere e visse tra una costa e l’altra degli Stati Uniti, guadagnandosi così il rispetto di Kael e dei Fincher.
Jonathan Rosenbaum
Leggi la recensione su Cinefilia Ritrovata
Leggi il confronto con Million Dollar Legs su Cinefilia Ritrovata
Crediti di restauro
per concessione di Park Circus
Già membro degli Algonquin Wits, un gruppo di sofisticati intellettuali che si riuniva nell’Algonquin Hotel di Manhattan, nonché compagnodi Hemingway nelle sue scorribande spagnole nella zona di Pamplona, Donald Ogden Stewart seppe descrivere dall’interno la vita dei ricchi viziati (come testimoniano sia il cinico e celebre racconto The Secret of Success, sia le sue sceneggiature per McCarey, Lubitsch e, soprattutto, Cukor). Negli anni Trenta si avvicinò a posizioni politiche radicali (cosa che gli valse un posto nella black list di McCarthy e quindi l’esilio) grazie a Ella Winter, la vedova di Lincoln Steffens. Ma le radici del suo scontento sono già visibili nella sceneggiatura di Laughter, il primo film sonoro di d’Arrast, prodotto da Herman J. Mankiewicz, una commedia amara che ebbe una qualche fortuna critica, ma nessun riscontro commerciale. D’Arrast (1897-1968), un aristocratico francese di origine basca, nato a Buenos Aires e morto a Montecarlo, proveniva da una famiglia agiata. Cosa che lo distingue evidentemente da Chaplin o da Lubitsch. Gli attori principali sono Glenn Anders, che più tardi sarebbe stato Grisby ne La signora di Shanghai, Nancy Carroll, Fredric March, Frank Morgan e Diane Ellis (in un ruolo pensato originariamente per Carole Lombard).
Jonathan Rosenbaum