[FILM]
R.: Rudolf Meinert. Sc.: Leo Birinski. F.: Ludwig Lippert. Scgr.: Robert Dietrich. In.: P.: IFA A.G. 1987m. D.: 80’. 35mm.
Storico delle edizioni
“Dopo aver lavorato esclusivamente in teatro per tre anni il cinema mi ha riconquistata. Dovrei mettere fine al boicottaggio? Niente affatto. Mi sono infilata di soppiatto nel cinema. Dev’essere stata una sorpresa quando il mio nome è comparso sui giornali ma il mio ritorno era ormai definitivo. Durante la prima a Berlino ho ricevuto molti applausi durante tutto il film e dopo la proiezione il pubblico si è alzato in piedi gridando il mio nome, finché hanno dovuto lasciare la sala per permettere al pubblico dello spettacolo successivo di accomodarsi. Anche la stampa, che negli anni in cui non lavoravo nel cinema, mi aveva cercato costantemente, mi ha accolto come non aveva mai fatto. Il ghiaccio si era finalmente sciolto, venivo sommersa di offerte, non avevo bisogno di lavorare come una schiava. Ma il cinema, come è stato allora, non è riuscito a strapparmi via dal teatro”.
Asta Nielsen, Die schweigende Muse, Veb Hinstorff, Berlin, 1961
“Avevo tra le mani una storia che mi interessava molto, era intitolata Laster der Menschheit”. È la testimonianza del regista Rudolf Meinert a E.M. Mungenast che stava preparando un libro su Asta Nielsen, uscito nel 1929. Il personaggio femminile era quello di una madre cocainomane che fa di tutto per evitare che la figlia cada nello stesso suo vizio. In una parola, un ruolo formidabile fatto su misura per Asta Nielsen, l’unica e sola che avrebbe potuto interpretare un ruolo così marcato. Ma era da tempo che l’attrice non si vedeva più sullo schermo, i giornali parlavano di un ritiro definitivo. Io però non avevo alcuna intenzione di arrendermi. Cominciai a telefornarle e quando riuscii a mettermi in contatto con lei, sorprendentemente mi disse: “Va bene, ma prima voglio leggere il copione”. Incredibile che un’attrice così eccelsa come lei facesse dipendere la sua partecipazione ad un film, tutto sommato una produzione minore, dal copione!
Rimasi sulle spine per un certo tempo, dopo averle inviata la sceneggiatura: accetta? non accetta? Ero fissato: il film si fa solo se Asta dice di sì, è un “suo” film, non esistevano per me altre attrici per quella parte. Quando mi disse che accettava, non stavo più nella pelle. E quando ci incontrammo, Asta aveva già delle idee precise sul personaggio, sembrava che già lo vedesse tutt’intero, nelle sue linee, nei suoi colori. Scelse da sé gli abiti di scena, bastarono poche parole per accordarsi con Lippert, l’operatore: una donna straordinaria, con una sensibilità che le sprizzava dalla punta delle dita, era venuta al mondo per fare i film che ha fatto.
Laster der Menschheit venne girato in quasi assoluto silenzio, in piena calma – per quanto poteva essere compatibile con il carattere dell’attrice, capace in certi momenti di scoppiare letteralmente. Ripeto, il personaggio lo ha creato lei, lo vedeva sullo schermo ancor prima di girare le scene. E se devo dire la verità, tutta la veritù, io quasi non ricordo di aver diretto quel film. È stata lei la regista. E molto brava, devo aggiungere”.
(Vittorio Martinelli)