[FILM]
F., Prod.: Peter Hutton. 16mm. L.: 286 m. D.: 26’. Bn.
Storico delle edizioni
Peter Hutton rievoca con un film-diario il periodo trascorso nella marina mercantile statunitense nel Sud-Est asiatico. Il film, muto e in bianco e nero, documenta l’incontro con un’altra cultura e ricorda i travelogue degli albori del cinematografo. A echeggiare il cinema delle origini non è però semplicemente il bianco e nero, ma anche l’assenza del sonoro, la mappatura di una cultura straniera, l’uso di inquadrature lunghe e statiche. Il modo in cui Hutton riesce a comunicare al pubblico quanto sia affascinante ritrarre il mondo attraverso un obiettivo è assimilabile alla tecnica degli operatori Lumière e delle produzioni Mutoscope e Biograph.
Karl Wratschko
Il filmmaker sperimentale Peter Hutton – tutti i suoi film sono girati e proiettati in 16mm – ricorda il periodo trascorso come marinaio mercantile nel Sud-est asiatico. Il film è girato in bianco e nero e proiettato senza suoni. Definito dall’autore “diaristico senza essere autobiografico”, ritrae il contatto con una cultura straniera e quindi ricorda i travelogue dei primi anni del cinema. L’analogia con il cinema delle origini va però oltre la pellicola in bianco e nero, il silenzio, la ricognizione di una cultura straniera e le lunghe inquadrature fisse. Hutton è affascinato dalla possibilità di catturare il mondo con un obiettivo fotografico, e sa contagiare il pubblico con l’emozione che ne consegue. Questa era l’essenza del cinema delle origini, nei primi anni che seguirono l’invenzione della macchina da presa.
Karl Wratschko